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IL PRONOME PERSONALE



Il pronome è parte variabile del discorso che fa le veci del nome (?). Esso si distingue in personale, possessivo, dimostrativo, relativo, indefinito.

Il pronome personale

indica la persona che parla (1a persona), quella a cui si parla (2a persona) e quella di cui si parla (3a persona). Ha, inoltre, forme di due specie:
- forme soggettive che servono per il soggetto (io, tu, egli, ecc.);
- forme oblique che servono per i complementi diretti e di termine (me, te; mi, ci, ecc.).
Tra le forme oblique o complementari si distinguono poi le voci toniche che di solito seguono un verbo (ha chiamato me), da quelle atone che di solito lo precedono (mi ha chiamato).

Ecco uno specchietto dei vari pronomi personali:

  Soggetto Complementi (?)
  forma tonica forma atona
maschilefemminile
maschilefemminile
maschilefemminile
I pers. io me mi
II pers. tu te ti
III pers.
egliella
luilei
lola
essoessa
essoessa
glile
  
  
nene
I pers. noi noi ci
II pers. voi voi vi
III pers.
essiesse
loroloro
lile
  
essiesse
nene




Uso dei pronomi personali

Egli serve come pronome di persona, esso sostituisce un nome di animale o cosa; invece fra ella ed essa non si osserva più la stessa netta differenza. La forma essa viene sempre più adoperata per accennare a persone: ad esempio, Ho parlato con la segretaria; essa (o ella) mi ha assicurato che la mia domanda è stata accolta.

Lui, lei, loro si possono usare nei seguenti casi.
a) Quando si vuol dare uno speciale rilievo al soggetto (?); in questo caso il pronome è collocato abitualmente dopo il verbo (?) (l'ha detto lui; ho chiamato proprio lei; sono state loro a chiamarmi).
Quando svolgono una funzione soggettiva; in questo caso, i pronomi personali si preferiscono dopo anche, neanche, nemmeno, pure, neppure (anche loro, neppure lui, nemmeno lei). Inoltre, sempre in funzione soggettiva, ai pronomi personali si ricorre spesso nell'uso quotidiano e familiare (lui mi ha detto che verrà, lei non ha parlato, loro sostengono di non sapere nulla).
b) Quando svolgono la funzione di predicato (?), dopo i verbi essere, sembrare, parere e simili: non sembra più lui.
c) Quando vi sia opposizione tra due soggetti: lui dice di sì, e lei di no; loro studiano, e lui si diverte.
d) Dopo come, quanto (a cui segue un secondo termine di paragone): siete distratti come lui; sono soddisfatta quanto lei.
e) Quando il pronome sta da solo: Chi è stato? - Lui.
f) Nelle esclamazioni: beato lui! felice lei! fortunati loro!

Il pronome personale soggetto può essere rafforzato al singolare ed al plurale da stesso, stessi: io stesso, tu stesso, egli stesso, ella stessa, noi stessi, ecc.; solo al plurale da altri, in unione con noi, voi (noi altri, voi altri).

Le forme oblique accentate me, te, sé, noi, voi, lui, lei, loro servono per il complemento oggetto e, precedute da preposizioni (?), per gli altri complementi (?): ad esempio, loda proprio me, ama lei, biasima lui, parla di te, giocavano con noi, è preoccupato per voi, vado con loro.
Le forme noi e voi sono comuni al soggetto ed ai complementi: noi non abbiamo nulla da aggiungere; hanno parlato di noi e di voi.
La forma si usa in funzione di complemento diretto (?) o indiretto (?) solo se riferita al soggetto della proposizione; altrimenti, si usano le forme lui, lei, loro, specie quando si vuole indicare azione reciproca: egli non pensa che a sé; vidi che parlavano fra loro (azione reciproca).
Le forme complementari toniche (come già quelle soggettive) si possono rafforzare con l'aggettivo stesso: parlavo con me stesso; lo ama come sé stesso (anche senza l'accento: se stesso che è la forma più corretta perché l'accento è superfluo, data l'impossibilità di fraintenderne il significato); loro stessi me l'hanno detto.
Le forme me, te, sé possono unirsi con la preposizione con, formando le parole composte meco, teco, seco, il cui uso va tuttavia però scomparendo: vieni meco; il Signore è teco; volevano portarmi seco.

Le forme non accentate mi, ti, si, ci, vi, si si usano senza preposizione e servono per il complemento oggetto e per quello di termine; le forme lo, la, li, le si usano soltanto come complemento oggetto, e gli, le soltanto come complemento di termine.
Esempi: a) complementi oggetto (?): mi aspetta, ti ha sentito, ci hanno visto, si lodano, lo (la, li, le) vedo stasera;
b) complementi di termine (?): mi ha telefonato, ti ha scritto una lettera, vi hanno risposto, le ha promesso un regalo, gli ha chiesto un passaggio.

Le forme atone del pronome personale, ad eccezione di loro, precedono il verbo finito (come si può vedere negli esempi sopra riportati), e sono dette proclitiche.
Unite invece all'infinito (?), al participio (?), al gerundio (?), all'imperativo affermativo (?) e all'avverbio (?) ecco, le particelle pronominali seguono il verbo, e diventano enclitiche: ad esempio, desidero vederti, sono sceso a salutarvi, per fartelo sapere, dateci del tempo, gioii vedendoli, dagli da mangiare, dimmi cosa vuoi, perdonami, eccoci arrivati, eccomi pronto a partire.

Dopo gli imperativi tronchi di', da', fa', sta', va' (che significano "dici", "dai", "fai", "stai", "vai") i pronomi raddoppiano la consonante iniziale (?), ad eccezione di gli: dimmi, dalle, fatti, vacci, ecc. Ma dagli, digli, fagli vanno usati in questa forma.

Le particelle pronominali mi ti, si,ci, vi,si - quando si accompagnano a verbi la cui azione si riflette sullo stesso soggetto, si chiamano pronomi riflessivi: ad esempio, io mi lodo, tu ti lodi, egli si loda ecc.



Raggruppamenti di particelle pronominali

Le particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi, seguite dalle forme atone lo, la, li, le, ne, cambiano la i finale in e; gli cambia in glie (maschile e femminile) e si unisce al pronome seguente: me lo raccomandò, te lo prometto, me ne disse di tutti i colori, ce lo siamo dimenticati, se ne sono scordati, gliele ho cantate chiare, gliene disse tante e poi tante; diglielo, dacceli subito, eccotele, non posso dirvelo, dagliene tante, desideriamo informarcene, possiamo dircelo francamente.
Con i verbi servili potere, dovere, volere, sapere che precedono un infinito, è permessa la costruzione enclitica o proclitica:

Non voglio dirtelo - non te lo voglio dire
Posso dirtela - Te la posso dire
Devo farcela - Ce la devo fare


Anche per le forme atone semplici vale la stessa regola:

Voglio farti un favore - Ti voglio fare un favore
Presto saprò informarvi - Presto vi saprò informare
Domani andrò a trovarle - Domani le andrò a trovare



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IL PRONOME POSSESSIVO



I pronomi possessivi indicano l'appartenenza di un oggetto (o essere) e contemporaneamente il possessore. Hanno le stesse forme degli aggettivi (?) mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altrui, proprio che, invece di essere accompagnati da un nome, ne fanno le veci.
Essi si declinano come gli aggettivi possessivi corrispondenti: i nostri libri e i vostri; distinguere il mio dal tuo.
Va notato che, mentre l'aggettivo possessivo in alcuni casi può fare a meno dell'articolo, il pronome possessivo richiede sempre l'articolo (?), soprattutto quando si vuol far rilevare un contrasto e quando il pronome, usato in forma assoluta, ha valore di sostantivo: tu ami tua madre ed io la mia, tuo padre si è incontrato col mio; il mio (ciò che posseggo) è a tua disposizione, non desidero il tuo danaro perché mi basta il mio.
I pronomi possessivi possono riferirsi a persone oppure a cose sottintese generalmente note: in risposta alla tua (lettera), essere dalla mia (parte), è uno dei nostri (compagni, amici), vive del suo (avere), salutami i miei (familiari).


IL PRONOME DIMOSTRATIVO



I pronomi dimostrativi si possono raggruppare in due categorie:

1) Quelli che hanno forme eguali agli aggettivi dimostrativi (?), dai quali si distinguono per il fatto di non essere accompagnati dai nomi. Le forme uguali a quelle dei corrispondenti aggettivi sono: questo, codesto, quello, stesso, medesimo, tale, quale, cotale, siffatto.
Questi pronomi si declinano come i corrispondenti aggettivi e, per quanto attiene alla differenza tra questo, codesto e quello, vale ciò che è stato detto a proposito degli aggettivi di uguale forma; cioé che questo indica persona o cosa vicina a chi parla, codesto indica persona o cosa vicina a chi ascolta, e quello indica persona o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta. Bisogna soltanto aggiungere che, quando questo e quello sostituiscono nomi già indicati nel discorso, questo si riferisce al nome indicato per ultimo e quello si riferisce al nome indicato per primo: ad esempio, ho in casa un cane e un gatto: questo è di razza siamese, quello è un alano.

2) Quelli non comuni agli aggettivi, che si usano soltanto nelle veci di nomi di persona. Essi sono: questi, quegli, costui, costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò.
Questi e quegli si adoperano soltanto in funzione di soggetto; in tutti gli altri casi si useranno le forme questo, quello: ad esempio, Carlo e Giuseppe sono dei bravi ragazzi: questi è più estroso, quegli più studioso; a questo piace la scienza, a quello l'arte.
Costui, costei, costoro si riferiscono a persona vicina a chi parla o a chi ascolta; colui, colei, coloro a persona lontana da chi parla o ascolta.
Costui e colui talvolta assumono significato dispregiativo, oppure di lode e di soggezione: ad esempio, Non voglio avere niente a che fare con costui. Solo Colui che ci guarda dall'alto potrà salvarci (cioè Dio).
Il pronome ciò è invariabile, ha valore neutro e significa "questa cosa", "queste cose"; "quella cosa", "quelle cose". Esso si usa tanto come soggetto, quanto come complemento: Ciò mi piace; Ho sentito ciò che hai detto.
Quando non è usato come soggetto, il pronome può essere sostituito dalle forme atone lo, ci, ne, che in questo caso significano questa o quella cosa, queste o quelle cose: ad esempio, Lo dissi a lui; Gliene parlai; Io non ci ho creduto.


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IL PRONOME RELATIVO



Il pronome relativo mette in rapporto due proposizioni.
Le sue forme sono di due specie: invariabili (che, cui) e variabili (quale).

Soggetto e complemento oggetto (?) Singolare Plurale
che, il quale, la quale che, i quali, le quali
Complementi indiretti (?) di cui, del quale, della quale di cui, dei quali, delle quali
(a) cui, al quale, alla quale (a) cui, ai quali, alle quali
da cui, il quale, la quale
con
per
in
su
da cui, i quali, le quali
con
per
in
su



Chi si riferisce soltanto a persona, significa colui il quale o colei la quale e può essere usato sia come soggetto, sia come complemento (?): ad esempio, chi rompe paga; ammiriamo chi aiuta; va pure con chi vuoi; sii riconoscente a chi ti ha salvato; dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
Può anche significare:
a) uno che: non c'è chi mi ascolti;
b) se uno: chi mi vuol bene mi segua;
c) l'uno...l'altro: chi va e chi viene; chi suona e chi balla; chi piange echi ride.

Che si può riferire indifferentemente a persona o a cosa, di qualunque genere (?) e di qualunque numero, significando il quale, la quale, i quali, le quali; e può essere usato solo come soggetto o complemento oggetto: il ragazzo che gioca; il giocatore che ha segnato più reti; le donne che hai offeso; i prigionieri che sono stati liberati. Per gli altri complementi si devono usare le forme del pronome relativo il quale, la quale, cui, i quali, le quali. Tuttavia, si può usare ancora che per indicare una circostanza temporale: Nell'anno che (= in cui) sei nato; Nel tempo che (= in cui) voi eravate all'estero; Era il giorno che (= in cui) si festeggiava il tuo compleanno.
Il che è poi ammesso in talune locuzioni proverbiali: Paese che (= in cui) vai, usanze che trovi; forma anche varie locuzioni: Non c'è di che; Che è, che non è; Sento un certo non so che; A mio avviso non è un gran che.
Un uso particolare del pronome che è quello in cui, preceduto dall'articolo (?) o da preposizioni semplici (?) o articolate (?), è adoperato in senso neutro, con il significato di ciò, la qual cosa: Ti sei messo a lavorare: il che è giusto, del che mi rallegro, al che dovrai abituarti, con che migliorerai la tua posizione.
L'uso del che può talvolta generare confusione o ambiguità; è bene, quindi, sostituirlo con le forme il quale, la quale, ecc.: La moglie del dottore che mi hai presentato (la moglie o il dottore?). Non vi sarà più ambiguità se si dirà: La moglie del dottore, alla quale mi hai presentato. Talvolta occorrerà cambiare la costruzione della frase allo scopo di evitare ambiguità: ad esempio, Il figlio che più stima la mia famiglia è Giuseppe (è la famiglia che stima Giuseppe o viceversa?). Più esattamente si dovrà dire: Il figlio che la mia famiglia stima di più è Giuseppe.

Cui è pronome relativo, invariabile nel genere e nel numero; si usa soltanto come complemento diverso dal complemento oggetto e significa: al quale, del quale, dal quale, col quale, ecc. secondo la preposizione dalla quale è preceduto: ad esempio, Ecco la persona di cui (= della quale) ti ho parlato. Sono cose a cui (= alle quali) non penso. E' un uomo con cui (= col quale) puoi parlare liberamente. La casa in cui (= nella quale) abito si trova in via Carducci. Ti dico il motivo per cui (per il quale) son venuto.
Quando il pronome cui dovrebbe essere preceduto dalla preposizione a, questa si può tralasciare: ad esempio, Questo è il libro cui accennavo. Se invece cui è preceduto dalla preposizione di, questa non può mai essere tralasciata, eccetto quando cui, con valore di specificazione, è usato prima del nome ed è preceduto dall'articolo determinativo: ad esempio, Ecco il pittore i cui quadri (oppure: i quadri del quale) sono ora esposti in una galleria d'arte. E' un progetto la cui esecuzione (l'esecuzione del quale) richiede molto tempo.

Il quale è declinabile (il quale, la quale, al quale, del quale, i quali, le quali, ecc.) può riferirsi indifferentemente a persona o a cosa, fungere da soggetto o da complemento (?) oggetto oppure da complemento indiretto (?). Esso occupa il primo posto nella proposizione (?) di cui fa parte, talora anche nel periodo: ad esempio, Le automobili, delle quali mi hai parlato, sono molto belle. Angela, alla quale mi avevi presentato, è una signora molto elegante. Il compagno, col quale vai di solito a passeggio, è amico di mio fratello. L'appartamento, nel quale abitiamo, è stato ristrutturato di recente.


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IL PRONOME INDEFINITO



I pronomi indefiniti possono essere distinti in due categorie:

1) La maggior parte degli aggettivi indefiniti diventano pronomi quando fanno le veci del nome; essi sono: alcuno, ciascuno, altro, alquanto, altrettanto, molto, parecchio, poco, troppo, tanto, quanto, tutto, certo, nessuno, veruno. Ad esempio, vedemmo alcuni piangere, ciascuno faccia il suo dovere, altri la pensano diversamente da te, molti passeggiano lungo la riva del mare, pochi sanno tacere, troppi sono i sofferenti, certi pensano che tu menta, nessuno conosce il futuro, tutto è perduto fuorché l'onore.
Non possono essere pronomi indefiniti gli aggettivi ogni, qualche, qualsivoglia, qualsiasi, qualunque, perché non si possono usare senza un nome che li accompagni.
I pronomi indefiniti che indicano quantità, come poco, molto, parecchio, troppo, tutto, tanto, quanto, nel singolare acquistano un senso neutro con il significato di poche cose, molte cose, troppe cose, tante cose, quante cose: ad esempio, mi contento del poco, mi basta poco, ho ricevuto troppo, ho dato molto, diteci tutto.

2) Alcuni pronomi indefiniti non hanno alcun corrispondente tra gli aggettivi della stessa specie; essi sono:
Uno, qualcuno o qualcheduno, ognuno, che non hanno plurale e che si usano come soggetto e come complemento: ad esempio, è venuto a casa con uno; qualcuno mi darà l'informazione giusta; ognuno per sé; qualcheduno m'ha indicato la via.
Certuni si usa esclusivamente al plurale, si riferisce per lo più a persona e si adopera tanto come soggetto quanto come complemento: ad esempio, certuni sanno queste cose; non è come pensano certuni.

Chiunque è indeclinabile e comune ai due generi, si riferisce soltanto a persona ed è contemporaneamente pronome indefinito e relativo, significando qualunque persona la quale; di conseguenza, può essere usato soltanto come congiunzione tra due proposizioni: ad esempio, chiunque di noi è disposto a rinunciare alla sua parte; a chiunque di voi spetta la ricompensa.
In funzione di pronome relativo, chiunque si costruisce con il congiuntivo: ad esempio, chiunque voglia, può richiedere le fatture; accoglieremo chiunque si offra di aiutarci; chiunque venga, sarà ben accolto.

Chicchessia (forma pedantesca) si riferisce soltanto a persona, vale tanto per il maschile quanto per il femminile, può essere usato come soggetto e come complemento, e significa qualunque persona. Essendo pronome puramente indefinito e non anche relativo, si può usare al posto di chiunque quando non si debbano congiungere due proposizioni (?): ad esempio, non m'importa di chicchessia; non lo dirò a chicchessia.

Checché indeclinabile, si riferisce solamente a cosa e significa qualunque cosa: ad esempio, checché ne dicano gli altri, io la penso così; checché tu dica, ormai la decisione è stata presa.

Altri si riferisce solo a persona, è indeclinabile (perciò non va confuso con il declinabile altro) e significa un'altra persona: ad esempio, Altri dirà che tu hai torto. Viene pure adoperato in correlazione con "taluno", "alcuno": ad esempio, Taluno sostiene questa tesi, altri è di diverso avviso. L'espressione non altri che significa: nessuno fuor che. Ad esempio: Non c'è altri che lui che possa aver detto queste cose.

Niente, nulla sono indeclinabili e significano nessuna cosa. Se precedono il verbo (?), conferiscono un significato negativo alla proposizione (?): ad esempio, niente può farlo recedere dalla sua posizione; nulla è stato deciso sulle cose da fare. Se invece sono posposti al verbo, richiedono avanti allo stesso verbo la negazione non: ad esempio, non ha voluto niente; non devono sapere nulla.
Nelle proposizioni interrogative o condizionali, niente e nulla hanno il significato di qualcosa: ad esempio, Ti serve niente? Sai nulla?; Se niente ti occorre, io son disposto ad aiutarti.



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