RIPASSIAMO L'ITALIANO - GUIDA PRATICA ALLA GRAMMATICA ITALIANA

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L' ARTICOLO



L'articolo è la particella grammaticale che si premette al nome o a parti del discorso sostantivate, precisando se si tratta di un essere o di un oggetto individuato (articolo determinativo) o di un essere o di un oggetto non individuato (articolo indeterminativo).

L'articolo determinativo ha due forme per il singolare maschile (il, lo) e due per il plurale maschile (i, gli); una forma per il femminile singolare (la) e una per il femminile plurale (le). L'articolo determinativo, dunque, si declina secondo il genere (?) e secondo il numero (?).

Nell'uso dell'articolo determinativo si osservano di norma le seguenti regole:
  • il (plurale i) si premette ai nomi che cominciano per consonante (?), salvo s impura, z, x, ps, pn, gn e i semiconsonante (i + vocale): ad esempio, il libro, i libri;
  • lo (plurale gli) si pone davanti ai nomi maschili che cominciano con s impura, z, x, ps, pn, gn e i semiconsonante (i + vocale): ad esempio, lo studio, gli studi, lo zoccolo, gli zoccoli, lo xilografo, gli xilografi, lo psicologo, gli psicologi, lo pneumatico, gli pneumatici (scrivere "i pneumatici" è un errore commesso molto frequentemente), lo gnomo, gli gnomi, lo Iugoslavo, gli Iugoslavi. Lo si usa anche dinanzi a vocale, ma si elide (l'inno, l'odio); il plurale gli si apostrofa soltanto, e non necessariamente, davanti ad i (gli uomini, gl'intellettuali);
  • il femminile singolare la si apostrofa davanti a vocale (la casa, l'opera) (?), mentre il plurale le non si apostrofa, specialmente se il nome non cambia al plurale (la età, le età e non l'età, altrimenti si confonde con il singolare).
Sull'uso dell'articolo, inoltre, osserviano che si omette:

1) davanti ai nomi di città e di piccole isole (Roma è antichissima; Montecristo è un'isoletta del mar Tirreno), salvo alcuni casi in cui l'articolo fa parte del nome proprio (L'Aquila, La spezia, Il Cairo, La Valletta). Si mette invece l'articolo (sempre femminile) quando il nome di città è seguito da un attributo e da un complemento di specificazione: La Napoli degli Angioini; La Firenze del Rinascimento; La Venezia romantica;
2) davanti ai nomi propri di persona (Carlo è bravissimo); tuttavia, nel linguaggio popolare e familiare, i nomi femminili si fanno precedere, di solito, dall'articolo (E' venuta la Titti). Questa eccezione non vale per i nomi storici e mitologici: Lucrezia, Saffo, Cleopatra, Diana;
3) coi nomi in funzione predicativa (L'ozio è padre di tutti i vizi; Carlo è tuo compagno di scuola), a meno che il nome non sia accompagnato da un aggettivo (Il leone è un animale feroce; Giorgio è un bravo dottore);
4) con i verbi copulativi seguiti da un complemento predicativo del soggetto (Stefano fu eletto deputato) o dell'oggetto (Lo proclamarono presidente dell'assemblea);
5) coi nomi usati in funzione appositiva (Giulio Cesare, condottiero romano; Ho rivisto Angela, mia amica d'infanzia);
6) con i vocativi (Caro dottore, mi faccia una buona visita);
7) nei proverbi e sentenze (Rosso di sera, bel tempo si spera; Dove manca natura, arte procura);
8) in numerosi gruppi nominali (uomo d'ingegno; andare in bicicletta; aspettare in sala d'attesa; nutrirsi di pane e acqua);
9) generalmente nei titoli dei libri o capitoli e nelle scritte murali (Vocabolario della lingua italiana, Compendio di storia moderna, Prefazione; Ingresso; Redazione; Piazza Cavour);
1O) con i nomi di parentela preceduti da un aggettivo possessivo che non sia loro (mio padre, mia madre), a meno che il nome non sia plurale (i miei fratelli, le mie sorelle) o preceduto da un aggettivo qualificativo (la mia vecchia madre), o che il possessivo segua il nome (il padre mio). Si deve però usare sempre l'articolo coi nomi babbo e mamma, anche se accompagnati da possessivo (il mio babbo, la mia mamma);
11) i pronomi possessivi (?) femminili sua, vostra omettono l'articolo (?) quando precedono immediatamente i nomi di Maestà, Altezza, Eccellenza, Signoria, Santità, Eminenza: Sua Maestà il Re, Vostra Altezza, Vostra Signoria, Sua Eccellenza il Ministro, Sua Eminenza il cardinale Ruini, Sua Santità.

L'articolo si usa:
1) coi nomi di regioni, stati e continenti (La Sicilia, La Francia, L'Asia); ma se vengono usati come complementi di specificazione o di luogo, si può talvolta omettere l'articolo (i vini di Sicilia, vivere in Africa, andare in Belgio; i re di Spagna);
2) con i nomi di fiumi, laghi, mari e monti (il Po, il Garda, il Mar Nero, il Gran Sasso);
3) con i cognomi di personaggi celebri del passato non preceduti dal nome (il Petrarca, il Manzoni (ma Luigi Pirandello, Giovanni Pascoli vanno scritti in questa forma); oggi, però, si tende ad omettere l'articolo con i cognomi illustri che hanno acquistato forza di nome (Garibaldi, Cavour, Colombo). I cognomi di donna richiedono invece sempre l'articolo, per evitare ambiguità (la Serao, la Deledda, la Eliot, la Sand, ecc.);
4) con i soprannomi (il Botticelli, il Veronese, il Parmigianino);
5) con i nomi astratti (la bontà, la virtù, l'odio ecc.);
6) con i nomi di materia (l'oro, l'argento, il ferro ecc.);
7) con i nomi concreti usati in senso generale: l'uomo (per: gli uomini), il poeta (per: i poeti in genere), l'operaio, il giovane, ecc.;
8) con i nomi indicanti cose uniche in natura, quali: il sole, la luna, la terra, il mondo, l'universo;
9) a volte, nell'uso popolare, l'articolo determinativo è usato senza necessità logica, in senso pleonastico: ad esempio, Passeremo la Pasqua a Parigi. Siate i benvenuti. Ho fatto le mie scuse. Sono le dieci precise.


L'articolo indeterminativo, usato solo al singolare, ha le forme un, uno per il maschile, una per il femminile; al plurale si usano le forme del partitivo: dei, degli, delle.
La forma un (troncamento di uno) si premette ai nomi maschili che cominciano per consonante e per vocale; in quest'ultimo caso non va mai apostrofato (un cane, un gatto, un uomo, un arabo).
Uno si premette ai nomi comincianti per s impura, z, x, ps, pn, gn: ad esempio, uno scalpello, uno zaino, uno xilofono, uno psicologo, uno pneumatico, uno gnomo.
La forma una si premette a tutti i nomi femminili che cominciano per consonante (una casa, una sedia, una donna). Dinanzi alla vocale si usa la forma apostrofata un': un'anima, un'elica, un'ombra.
A differenza dell'articolo determinativo, quello indeterminativo si può usare senza sostantivo, ma in tal caso ha funzione di pronome: Ne abbiamo visto uno.
Anche nelle combinazioni gli uni e gli altri, le une e le altre, uni e une sono pronomi.



LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE



L'articolo determinativo, quando è preceduto dalle preposizioni di, a, da, su, in, si fonde con esse, formando le preposizioni articolate (?), dette anche articoli composti.
Ecco il prospetto delle forme:


  Maschile Femminile
davanti a
consonante
davanti
vocale
davanti
s impura o z
davanti a
consonante
davanti
vocale
di singolare del dell' dello della dell'
plurale dei degli delle
a singolare al all' allo alla all'
plurale ai agli alle
da singolare dal dall' dallo dalla dall'
plurale dai dagli dalle
in singolare nel nell' nello nella nell'
plurale nei negli nelle
su singolare sul sull' sullo sulla sull'
plurale sui sugli sulle
con singolare col (coll' collo colla coll' )
plurale coi (cogli colle)
per singolare (pel)        
plurale (pei)    
fra tra (separate dall'articolo)


Sono da evitare le forme collo, colla, cogli, colle; pello, pella, pegli, pelle, perché si confondono con altre parole (la colla, la pelle). Al posto di esse si adoperano le forme separate: con lo, con la; per il, per la, ecc.
Le preposizioni articolate composte dalla preposizione di, oltre che indicare i relativi complementi (?), possono avere talora significato partitivo. Le forme plurali valgono poi come plurale dell'articolo indeterminativo (?).


L'articolo partitivo è formato dalle preposizioni articolate del, dello (dell'), della, dei, degli, delle con valore di un po', alquanto, una parte, alcuni: ad esempio, Datemi del pane (= un po' di pane); Mangiammo delle mele (= alcune mele).
La preposizione articolata quando è usata con valore partitivo, introduce il complemento oggetto (Bisogna fare del bene; Ho bevuto del vino; Per far bene le cose ci vuole del tempo) o anche il soggetto (E' caduta della neve; Sono nati dei pulcini; Nel laghetto del parco c'erano dei cigni.
Per buona regola, si evita il partitivo qualora dovesse essere retto da altra preposizione: ad esempio, Fu trovato con armi in pugno (e non: con delle armi in pugno).
Si omette il partitivo:
a) in frasi negative: Non ho amici. Non c'è più tempo;
b) se il nome è preceduto da un aggettivo quantitativo o da un attributo di materia: Egli mangia poca carne. Ho avuto troppi guai. Ho acquistato un chilo di pane e due etti di prosciutto;
c) nelle enumerazioni: Comprammo mele, pere e pesche. Al corteo c'erano operai, studenti e professionisti;
d) nelle espressioni a formula fissa: avere fame, sete, sonno; provare compassione; prendere fiato, ecc.



L' USO DELL' ARTICOLO



L'articolo, sia determinativo che indeterminativo, precede sempre immediatamente il nome al quale si riferisce e concorda con esso in genere (?) e numero (?). Tuttavia, fra l'articolo e il nome possono stare gli aggettivi di qualunque specie che al nome si attribuiscono, e anche gli avverbi di grado e di qualità che eventualmente siano destinati a modificarne il senso: ad esempio, il buon maestro; il mio affezionato cagnolino; il mio molto caro amico; gli undici valorosi campioni della nazionale di calcio.
Al posto degli aggettivi possessivi suo, sua, suoi, sue, si possono porre tra l'articolo e il nome le voci di lui, di lei, di loro; e anche di cui, che però va abbreviato in cui: ad esempio, il di lui padre, la di lei sorella, il di loro amico, il cui fratello.

In caso di un'enumerazione, quando il primo nome ha l'articolo, tutti gli altri vogliono l'articolo se sono considerati indipendenti l'uno dall'altro: ad esempio, L'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso di Dante. Ma se i vari nomi della serie sono sinonimi o formano un concetto unico, allora l'articolo non si ripete, purché tutti i nomi siano dello stesso genere e numero: ad esempio, Fu ammirato per la sapienza, acutezza e virtù dell'animo.
Se i sostantivi accompagnati dallo stesso attributo variano di genere e di numero, bisogna ripetere l'articolo e l'attributo: ad esempio, La grande dottrina e il grande eloquio dell'avvocato difensore sorprese tutti: giudici e giuria popolare.
Se gli aggettivi distinguono varie specie o qualità del sostantivo, hanno ciascuno l'articolo: gli alunni bravi e i lenti (o:quelli lenti); lo stato etico e il laico (o: quello laico).


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