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L'avverbio (dal latino ad verbum, al verbo) è quella parte invariabile del discorso che determina, modifica e specifica il significato del verbo (?), dell'aggettivo (?) o di un altro avverbio ai quali è riferito. Esso può indicare la qualità di un'azione o le sue circostanze di luogo, di tempo, di misura o anche l'affermazione, la negazione o il dubbio nei riguardi dell'azione stessa. Pertanto, secondo le particolari determinazioni che esprimono, gli avverbi si dividono in:
Avverbi di luogo Gli avverbi di luogo sono corrispondenti agli aggettivi dimostrativi (?) e si distinguono a seconda che il luogo sia vicino alla persona che parla, o a quella che ascolta, o lontano dall'una e dall'altra. Come l'aggettivo dimostrativo questo, indicano vicinanza alla persona che che parla: qui, qua, quassù, quaggiù, quindi (nel significato di qui). Indicano vicinanza alla persona che ascolta (come l'aggettivo dimostrativo codesto): costì, costà, costassù, costaggiù. Come l'aggettivo dimostrativo quello, indicano lontananza da chi parla e da chi ascolta: lì, là, colà, lassù, laggiù, ivi, indi, quivi. L'avverbio quivi ha il significato di lì, il quel luogo; ed è pertanto un errore usarlo nel senso di qui. Si veda la seguente tabella delle principali forme di avverbi locativi:
Altri avverbi di luogo sono: su, giù, lassù, laggiù, ivi, ove, dove, dove, donde, dovunque; vicino, lontano, davanti, dietro, altrove, fuori, dentro, presso, oltre, dappertutto, ecc. Gli avverbi dove, dovunque, ove, onde e donde sono avverbi relativi e, pertanto, si possono usare solo quando mettono in relazione e congiungono una proposizione (?) con un'altra. I puristi ritengono sia un grave errore usare l'avverbio dovunque (che significa in qualunque luogo in cui) con senso assoluto, cioè senza unire due proposizioni: ad esempio, mi trovi dovunque (correttamente si dovrebbe dire: mi trovi dappertutto). L'uso di questo avverbio è invece corretto nelle frasi Ti seguirò dovunque tu vada. Dovunque va, trova amici. Va' dovunque ti pare e piace. Gli avverbi ove, dove, donde spesso sono usati nelle interrogazioni: ove sei? dove ti sei cacciato? donde vieni?, ecc. Le forme atone ci, vi, ne, col significato di in questo luogo, in quel luogo, da quel luogo, si usano solo con i verbi e possono essere proclitiche o enclitiche; si pospongono con il verbo all'imperativo (?) o all'infinito (?): ad esempio, non ci vengo, non veniteci, vi torno spesso, venirne via. Alcuni avverbi locali ammettono il comparativo (?), il superlativo (?), e persino l'alterazione (?): ad esempio, più lontano, più su, più giù, lontanissimo, vicinissimo; lontanuccio. Sono locuzioni avverbiali di luogo: di qui, di qua, di lì, di là. di su, di giù, di sopra, di sotto, in qua, in là, ecc. Avverbi di tempo I principali avverbi di tempo sono: ora, adesso, subito, tosto, testé, allora, prima, dapprima, poi, dopo, poscia, oggi, ieri, domani (posdomani, dopodomani, avantieri, ecc.), spesso, sovente, sempre, mai, presto, tardi, poi, già, ancora, talora, finora, ecc. Inoltre sono avverbi temporali e anche relativi (quindi, vanno usati sempre per congiungere una proposizione all'altra): quando, allorquando, allorché, qualora: ad esempio, Verrò a trovarti quando tu vorrai. L'avverbio quando si usa anche in proposizioni interrogative (?): Quando verrai a trovarmi? Alcuni avverbi temporali ammettono la forma comparativa, il superlativo e l'alterazione: ad esempio, più presto, prestissimo, più tardi, tardissimo, più spesso, spessissimo; prestino, tarduccio Avverbi di modo o di qualità Sono gli avverbi che indicano la qualità, il modo di una azione; si riferiscono principalmente ad un verbo, oltre che ad un aggettivo o ad un altro avverbio. Derivano dagli aggettivi qualificativi (?) per cui sono anche detti avverbi qualificativi. Sono assai numerosi, giacché da quasi tutti gli aggettivi si può ricavare l'avverbio corrispondente. Si formano in vari modi, ma il gruppo più importante è costituito dai derivati caratterizzati dal suffisso -mente, che si aggiunge alla forma femminile dell'aggettivo: caramente, raramente, amaramente, magnificamente, ecc. Gli aggettivi terminanti in -are, -ere, -ale, -ile, -ole, -ore (purché la l o la r non siano precedute da consonanti) elidono la vocale finale davanti al suffisso: singolarmente, celermente, platealmente, civilmente, piacevolmente, inferiormente, ecc. Talvolta il suffisso -mente si aggiunge al participio: correntemente, perdutamente, ecc. Un altro gruppo è formato dai derivati in -oni (-one): bocconi, ginocchioni, ciondoloni, tastoni, carpone, ecc. Un terzo gruppo è costituito da modali del tipo: bene, male, peggio, meglio, volentieri, così, ecc. Gli avverbi qualificativi hanno i gradi di comparazione come i rispettivi aggettivi (?). Il comparativo dell'avverbio si forma facendo precedere la forma positiva dall'avverbio di quantità più o meno. Il superlativo si ottiene invece aggiungendo il suffisso -mente al superlativo sintetico dell'aggettivo o ripetendo il grado positivo: ad esempio, più velocemente, meno velocemente, velocissimamente, veloce veloce, assai o molto velocemente, il più velocemente.
Come i corrispondenti aggettivi, anche alcuni avverbi modali hanno forme particolari di comparativo (?) e di superlativo (?):
Alcuni avverbi ammettono anche l'alterazione (?): bene, benino, benone; male, maluccio, malaccio; poco, pochino, pochetto; presto, prestino, ecc. Infine, tra le molte locuzioni avverbiali di modo ricordiamo le più frequenti: in fretta, in fretta e furia, a poco a poco, per l'appunto, man mano, pian piano, di tanto in tanto, bel bello, niente affatto, in mezzo, poco fa, fino ad ora, d'ora in poi, terra terra, di corsa, di sbieco, alla carlona, a bizzeffe, ecc. Avverbi di quantità Esprimono la misura di un'azione, di un aggettivo o di un altro avverbio. Sono costituiti in gran parte dagli aggettivi o dai pronomi indefiniti (?) usati in maniera avverbiale. I principali avverbi di quantità sono: nulla, niente, poco, alquanto, parecchio, abbastanza, molto, assai, troppo, tanto, quanto, appena, più, meno, affatto (= del tutto), ecc. A questi si possono aggiungere: anche, almeno, altresì, pure, inoltre, ancora, neanche, neppure, perfino, circa, quasi, ecc. che sono detti anche avverbi aggiuntivi, perché servono ad aggiungere qualcosa al verbo o all'intera frase: ad esempio, Al cinema c'era il tuo amico Carlo? No. E Franco? Neppure. E' da notare l'uso erroneo che molti fanno dell'avverbio affatto in senso negativo quando non è accompagnato da negazione: ad esempio, Sei contento di ciò? Affatto. L'avverbio affatto significa del tutto, interamente; perciò dire: io sono affatto contento equivale a dire: sono interamente contento, sono contentissimo. In caso di negazione, bisogna quindi dire correttamente: non sono affatto contento. Tuttavia questa forma erronea oggi risulta molto frequente nell'uso quotidiano, nelle risposte con valore negativo; solo in questo caso si può accettare l'avverbio "affatto" non accompagnato dalla negazione ("niente" oppure "non"). Le più comuni locuzioni avverbiali di quantità sono: di più, di meno, a un di presso, all'incirca, press'a poco o presso a poco, né più né meno, per nulla, ecc. Avverbi di modalità Gli avverbi di modalità o modificanti si dividono in:
L'avverbio si pone dopo il verbo o prima, in base al valore che gli si vuole dare nel contesto della frase.
L'avverbio può essere usato anche in funzione di preposizione (?) o di congiunzione (?): a) quando funge da preposizione, nella maggior parte dei casi regge il sostantivo direttamente, anche se molte volte si usano due preposizioni: ad esempio, Si nascose dietro un muretto. Ripose la veste dentro al baule; b) esempi di avverbi in funzione di congiunzioni: Ti seguirò dovunque tu vada. Ho chiesto al concessionario quanto costa la nuova Punto. Ha voluto sapere da dove venivo.
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