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LA PREPOSIZIONE



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La preposizione (dal latino prae, avanti; e positionem, posizione) è quella particella invariabile del discorso che si prepone a nomi (?), aggettivi (?), pronomi (?), avverbi (?) e infiniti (?) per formare i complementi (?), cioè per stabilire un rapporto tra le parole.
La preposizione può essere formata da una sola parola, oppure da più parole; in quest'ultimo caso si chiama locuzione prepositiva.

Le preposizioni si possono distinguere in tre tipi:
  • preposizioni proprie: quelle che nel discorso hanno solo valore di preposizione. Esse sono: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Queste preposizioni semplici si uniscono spesso con l'articolo, formando le preposizioni articolate;
  • preposizioni improprie o avverbiali: quelle costituite da altre parti del discorso (avverbi, aggettivi, participi (?) e anche nomi o forme verbali) che possono acquistare valore di preposizione;
  • locuzioni prepositive: sono nessi formati da avverbi e preposizioni, da sostantivi e preposizioni o da gruppi preposizionali.


Preposizioni proprie

Alcune preposizioni proprie si uniscono spesso con l'articolo (?) in una sola voce, formando le preposizioni articolate:

Preposizioni articolate
  il lo l' la i gli le
di del dello dell' della dei degli delle
a al allo all' alla ai agli alle
da dal dallo dall' dalla dai dagli dalle
in nel nello nell' nella nei negli nelle
su sul sullo sull' sulla sui sugli sulle


Anche le preposizioni con e per si fondono incontrandosi con gli articoli (?) il e i, formando le preposizioni articolate col, coi, pei.
Non si fondono bene, invece, con gli articoli lo, la, gli, le, e pertanto è da evitare di scrivere collo, colla, cogli, colle; pello, pella, pegli, pelle.

Le preposizioni tra e fra si usano indifferentemente, badando però a non collocare l'una o l'altra forma dove possa generare cacofonia: ad esempio, fra tre persone, tra fratelli.
Queste preposizioni indicano separazione nello spazio o nel tempo, una posizione di mezzo e vari tipi di relazione tra due termini. Introducono quindi i seguenti complementi:
a) - luogo: vive fra (tra) quattro muri;
b) - tempo: partirò fra cinque giorni; tra poco sorgerà il sole;
c) - relazione: ci accordammo tra noi soci; fra amici si va d'accordo;
d) - partizione: tra loro due non so chi scegliere; era il migliore tra tutti noi.

Le due forme, quando reggono un pronome personale (?), si uniscono alla preposizione (?) di, ma non obbligatoriamente: tra di noi, fra di loro (ma anche: tra noi, fra loro).

Si ricorda che le preposizioni articolate (?) seguono le norme dell'elisione (?) e del troncamento (?) degli articoli.



Preposizioni improprie

Preposizioni improprie o avverbiali
locative sopra, sotto, dentro, fuori, vicino, lontano,
davanti,dietro, presso, verso, oltre, attraverso, lungo
temporali prima, dopo, durante, entro, avanti, oltre
esclusive senza, eccetto, tranne, fuorché, salvo
altri valori contro, incontro, insieme, malgrado, nonostante, secondo, circa


Non tutte le preposizioni improprie o avverbiali reggono il termine direttamente; molte hanno bisogno della cooperazione delle preposizioni proprie.
Le preposizioni sopra, sotto, dentro, dietro, presso, dopo, avanti, contro, senza, quando reggono un pronome personale o dimostrativo, vanno di regola unite alla preposizione di: sopra di noi, dentro di me, dietro di voi, ecc.
Alcune preposizioni avverbiali si possono unire alla preposizione a, qualunque sia la parola che reggono: dentro al cestello, avanti al negozio, rasente al recinto.

Si vedano nella sottostante tabella alcuni usi più frequenti.

Preposizioni improprie
contro tutti
corrente
la legge
alla legge (raro)
di te
davanti o innanzi all'edicola
l'edicola (raro)
a noi
dentro casa
il cassetto
al cassetto
nel cassetto (raro)
di me
dietro la casa
alla casa
di te
dopo pranzo
le vacanze
di voi
fuori porta
le mura
dalle mura
dai piedi
di qui
di me
insieme o assieme a te
con te (nell'uso parlato)
oltre il fiume
confine
a ciò
a noi
presso la stazione
al ruscello (raro)
di te
senza vino
il cappello
di te
sopra o sotto il tavolo
al tavolo (più raro)
di noi
vicino a Roma
Roma (raro)
a te



Locuzioni prepositive

Le locuzioni prepositive sono nessi formati dall'unione di avverbi (?) e preposizioni, di sostantivi e preposizioni o di gruppi preposizionali.
Si veda la seguente tabella.

Locuzioni prepositive
avverbi con
preposizioni
accanto a, vicino a, davanti a, innanzi a,
lontano da, invece di, insieme con, assieme a,
prima di, di qua da, di là da, al di là di, ecc.
Ci siamo visti vicino a Pasqua.
Era davanti a me.
Verrò io invece di mio fratello.
E' venuto assieme alla moglie.
Tu venivi a scuola insieme con i tuoi compagni.
Non ti aspetto prima di domani.
sostantivi con
preposizionii
a fianco di, al cospetto di, all'insegna di,
in faccia di, in cima a, nel mezzo di,
in capo a, fino da, a causa di,
per motivo di, in conseguenza di,
a forza di, per mezzo di, per opera di,
a meno di, al pari di, in mezzo a,
a dispetto di, a favore di, in base a,
in considerazione di, per conto di, in quanto a,
in confronto a, in cambio di, invece di, ecc.
Egli sedeva a fianco del presidente.
Cenammo all'insegna del leone.
Ardevano le cime verdi in faccia al palazzo.
Nel mezzo della piazza sorge la stele dei caduti.
A causa del maltempo è stata rimandata la partenza.
Lo trattavano al pari di uno scolaretto.
Faccio volentieri a meno di te.
E' indetta una lotteria a favore dei non vedenti.
Fu scarcerato in considerazione della sua buona condotta.
Invece di studiare si diverte.
gruppi preposizionali di tra, su per, fino a, sino a, fin da, sin da Di tra i rami si scorgeva la vetta innevata.
Salimmo su per la china del monte.
Ti accompagno sino a casa.
E' ricoverato fin da ieri.


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LA CONGIUNZIONE



La congiunzione è quella parte invariabile del discorso che serve ad unire due o più elementi simili di una proposizione (?) o più proposizioni in un periodo.
Le congiunzioni si distinguono secondo la forma e secondo la loro funzione.
1) Secondo la forma sono:
a) semplici, quando sono costituite da una sola parola semplice: e, o, ma, né, anzi, ecc. se, come, che, quando;
b) composte, se sono formate da una parola composta: oppure (o-pure), perché (per-che), poiché (poi-che), purché (pur-che), affinché (al-fine-che), siccome (sì-come), ecc.
c) locuzioni congiuntive, quando sono espresse con più parole distinte: dopo che, sino a che, per il fatto che, non ostante che, ecc.

2) Secondo la funzione si dividono in coordinative e subordinative.


Le congiunzioni coordinative

Le congiunzioni coordinative uniscono due o più parole o proposizioni. Si distinguono in:
  • copulative (?), che si limitano ad una semplice unione di termini; esse sono: e, ed nelle proposizioni affermative, né, neppure, nemmeno, neanche nelle proposizioni negative; ad esempio, padre e figlio; io parto e tu resti; non ha mangiato né ha bevuto; non venne e nemmeno si scusò.
  • disgiuntive, che disgiungono gli elementi della proposizione o pongono un'alternativa; esse sono: o, ovvero, oppure, ossia; ad esempio, o la borsa o la vita; vieni oppure telefonami.
  • avversative, che contrappongono due termini o proposizioni; esse sono: ma, anzi, però, tuttavia, peraltro, pure, sennonché, nondimeno, eppure, piuttosto; ad esempio, sembra, ma non è; voleva partire, eppure rimase; mi sento affaticato, tuttavia continuo a lavorare; sarà vero, però non ci credo; sebbene non lo meriti, nondimeno l'aiuterò.
  • dichiarative, che dichiarano e spiegano un'idea; esse sono: cioè, vale a dire, infatti, invero, ossia; ad esempio, non ho potuto far nulla, cioè non sono riuscito; non potè trattenersi, invero era troppo tardi; non posso replicare nulla, infatti hai ragione.
  • aggiuntive, che aggiungono un concetto al precedente; esse sono: anche, altresì (nel senso di parimenti), inoltre, per di più, ancora, pure; ad esempio, gli dissi altresì che lo avevo cercato; lavoravano, pure cantavano; pioveva e per di più soffiava un forte vento.
  • conclusive (o illative), che servono a concludere ciò che si è detto; esse sono: dunque, quindi, perciò, pertanto, ebbene; ad esempio, penso, dunque sono; avete fatto tutti i compiti, quindi potete andare a giocare; hai mancato alla promessa, pertanto sarai punito.
  • correlative, che servono a congiungere oppure a staccare due proposizioni in correlazione fra di loro; esse sono: e...e, né...né, così...come, tanto...quanto, o...o, sia...sia, non solo...ma anche; ad esempio, o si vince o si muore; parlò a tutti, sia ai sani, sia ai malati; non mi ha detto né sì né no.


Le congiunzioni coordinative
Specie Semplici Composte Locuzioni congiuntive
Aggiuntive pure inoltre (eziandio),
ancora, altresì
oltre a ciò, oltre che
Avversative ma, però, pure,
mentre, anzi
invece, tuttavia non di meno, pur tuttavia,
ciò nonostante, non pertanto,
del resto, per altro, ecc.
Conclusive dunque, però,
quindi, onde
perciò, pertanto,
ebbene, laonde
per il che,
per la qual cosa
Copulative e, pure, né, inoltre, ancora, neppure,
neanche, nemmeno
 
Correlative e... e..., né... né...,
o... o..., come... così,
sia... sia..., sia... che,
quanto... tanto...,
quale... tale
  non solo... ma anche,
non solo, non... ma neppure,
tanto più... quanto più, ecc.
Dichiarative   infatti, difatti,
cioè, invero, ossia
vale a dire, voglio dire,
cioè a dire, ecc.
Disgiuntive o ossia, ovvero, oppure  




Le congiunzioni subordinative

Le congiunzioni subordinative mettono in relazione di dipendenza le proposizioni subordinate rispetto alle reggenti (?). Si distinguono in:
  • dichiarative, che introducono una proposizione oggettiva o dichiarativa (?); esse sono: che, come; ad esempio, crediamo che tu sia buono; ti dico che sarai premiato; gli avevano detto come avrebbe dovuto comportarsi con i superiori.
  • temporali, che servono a introdurre una proposizione temporale (?); esse sono: quando, allorché, allorquando, tostoché, subito che, appena che, dopo che, mentre, dal tempo che, sino a che, finché, ogni volta che; ad esempio, vieni pure quando vorrai; ti prometto di aiutarti finché vivrò.
  • causali, che introducono una proposizione causale (?); esse sono: perché, giacché, siccome, dacché, che, per il fatto che, visto che, ritenuto che, considerato che, atteso che; ad esempio, non vengo perché sono stanco; poiché so che ti farà piacere, ti mando questo mio libro.
  • finali, che introducono una proposizione finale (?); esse sono: affinché, perché, che, acciocché; ad esempio, ti ammonisco affinché tu possa migliorare; te lo spedisco perché tu lo possa esaminare attentamente.
  • concessive, che introducono una proposizione concessiva (?); esse sono: benché, ancorché, sebbene, seppure, quantunque, per quanto, malgrado che, nonostante che, tanto più che; ad esempio, benché tu sia stanco, ora devi partire; nonostante fosse malato, terminò egualmente il lavoro.
  • avversative, che introducono una proposizione avversativa (?); esse sono: mentre, laddove; ad esempio, stava zitto mentre avrebbe dovuto parlare; parlò molto laddove avrebbe dovuto tacere.
  • dubitative, che esprimono dubbio; esse sono: se, che; ad esempio, Non so se verrò; temo che sopraggiunga qualche complicazione; dubito che non arrivi in tempo.
  • modali, che introducono una proposizione di modo (?); esse sono: come, come se, quasi che, senza che, come quando, comunque, nel senso che; ad esempio, ho fatto come tu volevi; l'amavo quasi fosse mio fratello; comunque faccia, farà bene; cammina piano, senza che si senta.
  • comparative, che servono ad introdurre una proposizione comparativa (?); esse sono: più...che, meno...che, meglio...che, peggio...che, più...che non, più di quello che, tanto più...quanto più; ad esempio, quell'uomo è più buono che non sembri; la spesa è più alta di quello che si pensava; io lavoro tanto quanto tu studi.
  • consecutive, che introducono una proposizione consecutiva (?); esse sono: sì...che, così...che, talmente...che, tanto...che, al punto...che, tanto da, in modo da; ad esempio, ero così stanco che mi addormentai subito; l'idea era talmente sbagliata che non ritenni necessario replicare; sono arrivato tardi, di modo che non l'ho potuto salutare.
  • condizionali, che introducono una proposizione condizionale (?); esse sono: se, purché, qualora, a condizione che, caso mai, sempre che, posto che, premesso che, dato (posto) il caso che, nel caso che, a meno che; ad esempio, se obbedirai, sarà meglio per te; purché sia lecito, fa come ti pare; qualora non mi rispondesse, non gli scriverò più.
  • eccettuative, che servono ad introdurre fra due concetti un rapporto di esclusione (?); esse sono: fuorché, tranne, eccetto che, salvo che, altro che; ad esempio, non so altro che questo; tutti lo sapevano eccetto che noi; capisce bene tutto fuorché la matematica.
  • interrogative, che introducono una proposizione interrogativa (?); esse sono: se, come, perché, quando (e gli avverbi dove e quanto); ad esempio, dimmi perché non hai risposto; voglio sapere quanto hai speso; ti chiedo quando verrai a trovarci; Diteci dove pensate di andare.
Attenzione a non confondere il che congiunzione (?) con il pronome relativo di eguale forma (?). Per distinguerli, basta sostituire la parola che con il quale, la quale, i quali, le quali. Se la sostituzione non è possibile, vuol dire che si tratta di una congiunzione: ad esempio, Stai attento che non ti faccia male; qui si tratta della congiunzione, poiché non avrebbe senso la frase stai attento il quale non ti faccia male.

Quando si debbano congiungere due termini di una proposizione negativa, o due proposizioni negative tra loro, invece della congiunzione e si deve adoperare la congiunzione : ad esempio, non è la prima né la seconda volta; ha raccomandato di non fiatare né muoversi per nessuna ragione; il mio debole parere sarebbe che non vi fossero né sfide, né portatori, né bastonate (Manzoni).
La congiunzione che può essere sottintesa nelle proposizioni soggettive (?) od oggettive (?): ad esempio, Mi dicono tu sia laborioso ed onesto; il tuo lavoro pare sia stato apprezzato; credo non ci sia più nulla da fare; credevo si fosse ravveduto.

La maggior parte delle congiunzioni deve stare sempre all'inizio della proposizione che servono ad introdurre. Le congiunzioni anzi, però, ancora, bensì, dunque, infatti, al contrario, almeno, non di meno, tuttavia si possono mettere anche dopo le prime parole di tali proposizioni: ad esempio, dicevamo dunque... ; sarebbe bene tuttavia... ; potremo dire almeno... ; le passioni al contrario..., ecc.

Le congiunzioni subordinative
Specie Semplici Composte Locuzioni congiuntive
Causali ché perché, giacché,
poiché, siccome,
perocché, ecc.
per il fatto che, dato che,
visto che, dal momento che, ecc.
Comparative che   così come, più che,
meno che, altrettanto che, ecc.
Concessive   benché, sebbene,
quantunque, ecc.
quand'anche, per quanto,
anche se, malgrado che, ecc.
Condizionali se, ove, quando purché, qualora, seppure in caso che, a meno che,
a condizione che, ecc.
Consecutive che cosicché, sicché, talché così che, tale che,
tanto che, di modo che, ecc.
Dichiarative che, come    
Dubitative se, che    
Eccettuative   fuorché, senonché,
nonché, tranne
eccetto che, salvo che,
senza che, solo che, ecc.
Finali che, onde   perché, affinché, acciocché, ecc.
Interrogative se, come perché se non
Modali come, quale, così siccome, comunque secondo che, altrimenti che,
senza che, ecc.
Temporali mentre, che, come, quando allorché, finché, dacché,
appena, allorquando, ecc.
appena che, tosto che, prima che,
dopo che, fino a che, subito che, ecc.




L' INTERIEZIONE



L'interiezione o esclamazione non è propriamente una parte del discorso, ma è una sua parte invariabile che serve ad esprimere sentimenti e sensazioni improvvisi di meraviglia, di allegria, di dolore, di sdegno, di ironia, di desiderio, di preghiera e simili. Il suo valore si comprende dal contenuto, dal tono della voce, dalla mimica di chi parla.

Le interiezioni (o esclamazioni) possono essere:
a) semplici, e sono quelle formate da vocale seguita dalla lettera h o da due vocali (?) con in mezzo la h. Sono pure interiezioni semplici quelle costituite da vocali e consonanti (?) o da parole semplici: ad esempio, ah! èh! éh! ih! oh! uh!; ahi! èhi! ohi uhi!; olè! de mah! ehm! auff! urrà! puah!; magari! capperi! caspita! peccato! bene! bravo! viva!, ecc.
b) composte, e sono quelle formate da una parola composta: ad esempio, ahimè! ohimè! orsù! suvvia! addio! perdinci! perbacco! eccome!, ecc.
c) locuzioni esclamative, e sono quelle formate da più parole: ad esempio, Povero me! Beato te! Alto là! Al ladro! All'armi! Che guaio! Dio mio! Corpo di bacco!, ecc.

Di solito, l'interiezione è seguita dal punto esclamativo, che può anche essere collocato alla fine della frase: Cattivo!, non hai pietà neppure di tua madre. Ahimè, in che stato sono ormai ridotto! (forma preferibile).

Va tenuto presente che, se l'interiezione o esclamazione è formata da una sola vocale oppure da una consonante, la lettera h va posta dopo la vocale o la consonante (ad esempio, oh!). Se essa è formata da due vocali, la lettera h va collocata in mezzo (ad esempio, ahi!).
Inoltre, se l'interiezione o l'esclamazione è seguita da un punto esclamativo (?), non sempre è necessario far seguire la lettera maiuscola, soprattutto quando il discorso continua e l'esclamazione ne è parte integrata organicamente (ad esempio, Perbacco! non ci avevo pensato., frase che può essere scritta anche sostituendo il punto esclamativo con la virgola).
Per una corretta ortografia e pronuncia, non va dimenticato che - come si nota negli esempi sopra citati - le interiezioni ahimè, ohibò, ohimè richiedono l'accento grave (cioè quello che scende dall'alto verso il basso).

La funzione di interiezione o di esclamazione viene svolta anche dai nomi (?), dagli aggettivi (?), dai verbi (?), dagli avverbi (?):
- i nomi: ad esempio, coraggio! animo! accidenti! silenzio! diavolo! guai! peccato!
- gli aggettivi: ad esempio, bravo! zitto!
- gli avverbi: ad esempio, bene!, ecco! abbasso! presto! via!
- i verbi: ad esempio, viva! evviva!

Un tipo particolare di interiezioni è costituito dalle forme onomatopeiche, che imitano i versi degli animali o i suoni: miau, miao, gnao, bau bau, gre gre, chicchirichì, piopio; patatrac!, tic-tac, bum-bum, pan-pan, din don, din din, tuf-tuf.


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