RIPASSIAMO L'ITALIANO - GUIDA PRATICA ALLA GRAMMATICA ITALIANA

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COMPLEMENTI DIRETTO E INDIRETTI



Si chiamano complementi quei nomi (o altre parti del discorso che svolgano la funzione di nome) che servono a compiere il senso di una frase, cioè a darle un senso compiuto.
Essi possono completare il senso del soggetto, del predicato (?), dell'attributo (?), dell'apposizione (?) e di un altro complemento.
I complementi sono di tre specie:
a) il complemento diretto o complemento oggetto che completa direttamente il senso espresso dal predicato, cioè ne definisce il senso senza alcuna preposizione che l'unisca allo stesso predicato: ad esempio, Dante amò Beatrice. Luigi lavora i campi;
b) i complementi indiretti, che completano indirettamente il senso espresso dal predicato, cioè ne definiscono il senso tramite una preposizione: ad esempio, Carlo dà lavoro agli operai. Io lavoro in fabbrica;
c) i complementi circostanziali (o di circostanza), che completano il senso espresso dal soggetto, dal predicato, dall'attributo, dall'apposizione o da altro complemento, per mezzo di idee accessorie di luogo, di tempo, di causa, di materia o di altre circostanze non strettamente necessarie per il senso della frase, ma che tuttavia le danno una maggiore precisione: ad esempio, Il padre lo faceva venire ogni giovedì, pomeriggio, su nella grande clinica (B.Tecchi); dove i complementi ogni giovedì pomeriggio e su nella grande clinica precisano il tempo e il luogo in cui il padre faceva andare il figlio.

Il complemento oggetto (o diretto) determina il verbo transitivo attivo. Esso risponde alla domanda: chi? che cosa? e si riconosce generalmente dal fatto che non è preceduto da preposizioni.
Il complemento oggetto può essere rappresentato da un sostantivo e da qualsiasi parte del discorso che svolge la funzione del nome, e anche da un'intera proposizione (?) che si dice proposizione oggettiva: ad esempio, egli ama la musica; Gino legge un libro; tu mi vedi; amo il sì e il no; voi sapete il come e il quando; noi apprezziamo il sapere; egli diceva che ormai era tardi.

Il complemento oggetto non ha alcun rapporto di concordanza col soggetto, né per il numero né per il genere: ad esempio, Pietro e Paolo fondarono la chiesa di Roma; il rumore assordava i timpani.
Quando il soggetto è posposto al complemento oggetto, una virgola ed il tono della voce servono ad impedire gli equivoci ed a rilevare la diversa funzione dei due elementi: ad esempio, Lucia ama, lui che, variando la costruzione della frase in forma diretta, diventa più comprensibile: lui ama Lucia.

Il complemento oggetto interno è retto eccezionalmente da verbi intransitivi (?) ed è costituito da un sostantivo che ha la stessa radice del verbo o lo stesso significato: ad esempio, io vivo una vita serena, tu dormivi un sonno placido, ha pianto lacrime amare, abbiamo sofferto atroci dolori.
Come si vede, questo tipo di complemento oggetto è sempre accompagnato da un attributo.

Quando il complemento oggetto è rappresentato da un verbo all'infinito (?), spesso si usa premettergli le preposizioni (?) di, a, da, le quali sono pleonastiche e quindi potrebbero essere facilmente tolte: ad esempio, preferì di morire, preferì morire; chiese da bere, chiese il bere; domamdò da mangiare, domandò il mangiare.

Il complemento oggetto, quando indica non il tutto ma una parte, si costruisce facendolo precedere dai partitivi (?) di, dei, dello, ecc.: ad esempio, Ho mangiato del (= un po' di) riso; Ho bevuto del (= un po' di) vino.
Al plurale la preposizione sostituisce l'articolo (?) o l'aggettivo indefinito: ad esempio, Ho colto dei (= alcuni) fiori; Hanno visto delle barche; Ha ascoltato delle romanze. In questo caso si dice complemento oggetto partitivo.


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I COMPLEMENTI INDIRETTI



Fra i complementi indiretti ricordiamo i più comuni:

1) Il complemento di specificazione, che serve a specificare il significato di un dato termine esprimendo rapporti diversi. E' introdotto sempre dalla preposizione di semplice o articolata e risponde alle domande: di chi? di che cosa?: ad esempio, Alessandro Magno era re (di chi? di che cosa?) di Macedonia.
Si suole distinguere una specificazione soggettiva da una specificazione oggettiva. Ad esempio, se diciamo: L'amore della madre (= che la madre ha) verso i figli, avremo una specificazione soggettiva. Invece, se diciamo: L'amore dei figli (= amare i figli) da parte della madre, è una specificazione oggettiva.

Esempi di specificazione soggettiva:
l'odio dei nemici, il rumore del mare, il canto degli uccelli, la luce del sole.

Esempi di specificazione oggettiva:
la paura della morte, il desiderio di ricchezze, la speranza della pace, il venditore di giocattoli.

Il complemento di specificazione può esprimere varie relazioni:
a) di appartenenza o di possesso: ad esempio, il profumo della rosa, il cane di Marco;
b) di materia: la statua di bronzo, l'anello d'oro, il vaso di ceramica, il cancello di ferro;
c) di qualità: uomo di grande ingegno, giovane di poche pretese, ragazza di sani principi;
d) di abbondanza e di privazione: Giovane ricco d'ingegno, pieno di ricchezze, povertà di risorse economiche;
e) di origine: Corradino di Svevia, il Re del Belgio.

E' importante non confondere il complemento di specificazione con altri complementi retti dalla preposizione di, come il complemento oggetto (ho visto dei quadri, desidero di mangiare, preferì di morire), o con il complemento di causa (muoio di sete), o con certi casi di apposizione (la città di Roma; quel saccentone di tuo figlio).


2) Il complemento di termine indica il termine su cui va a cadere l'azione espressa da un verbo transitivo. E' retto dalla preposizione a semplice o articolata e risponde alla domanda: a chi? o a che cosa?: ad esempio, Pensa a te stesso. Lasciò la casa alla moglie. Dar da mangiare agli affamati. Togli quell'oggetto pericoloso a tuo figlio.

Il complemento di termine può anche essere retto da alcuni aggettivi (?): ad esempio, caro agli amici, idoneo allo studio, adatto alle circostanze, abituato alle fatiche.

Si badi a non confondere:
a) le particelle pronominali (?) mi, ti, ci, ecc. con il complemento oggetto e complemento di termine: ad esempio, Questo libro non ti (= a te, complemento di termine) piace. Carlo ci (= noi, complemento oggetto) ha invitati a cena.
b) il complemento di termine con altri complementi anch'essi retti dalla preposizione a: ad esempio, Vado a Milano (complemento di moto a luogo). Quell'uomo ha giovato molto alla patria (complemento di comodo o di vantaggio). Sollevai quel mobile a fatica (complemento di modo). Gli operai cominciarono a lavorare: qui la preposizione a è usata pleonasticamente e il verbo infinito fa da complemento oggetto.


3) Il complemento di agente indica l'essere animato da cui è compiuta un'azione espressa da un verbo transitivo passivo e che il soggetto subisce. E' retto dalla preposizione da o dalla locuzione da parte di e risponde alla domanda: da chi?: ad esempio, Romolo e Remo furono adottati da una lupa. I genitori sono amati dai figli. La deliberazione fu approvata da parte di tutti i consiglieri.

Se l'azione è causata non da una persona o da un animale ma da un essere inanimato, si ha il cosiddetto complemento di causa efficiente: ad esempio, Il toro fu ucciso da un fulmine. Firenze fu allagata dall'Arno.

I complementi di agente e di causa efficiente rappresentano dunque il soggetto logico (che fa l'azione) di una frase, in cui il soggetto grammaticale subisce l'azione espressa dal verbo. Con la trasformazione dalla forma passiva a quella attiva (?), esso diviene il soggetto anche grammaticale della proposizione (?): ad esempio, gli scolari sono lodati dal maestro; il toro fu ucciso da un fulmine (forma passiva). Il maestro loda gli scolari; un fulmine uccise il toro (forma attiva).
Dai due precedenti esempi, appare chiaro che i soggetti delle proposizioni passive (gli scolari, il toro) diventano complementi oggetto della proposizione attiva; i complementi di agente e di causa efficiente (dal maestro, da un fulmine) diventano i soggetti con cui concordano i verbi rivolti in attivo.

Attenzione a non confondere il complemento di agente con altri complementi retti dalla preposizione da: ad esempio, Viene da nobile famiglia (complemento di provenienza); Arrivo da Milano (complemento di moto da luogo); Vado dalla mamma (complemento di moto a luogo); Cadeva dal sonno (complemento di causa).



4) Il complemento di origine o provenienza indica l'origine reale o figurata, la discendenza, la provenienza di una persona o di una cosa. E' introdotto da verbi, sostantivi o aggettivi che indicano origine o provenienza (e non moto), ed è retto dalla preposizione da: ad esempio, Egli è nato da nobile famiglia; Proviene da una famiglia povera del Sud; La famiglia Giulia si diceva discendente da Iulo; L'Arno nasce dal monte Falterona; Ho appreso la notizia da mio zio; Ho ricevuto lettere dalla mia fidanzata; La viltà deriva spesso dalla paura.


5) Il complemento partitivo è uno speciale complemento di specificazione, in quanto specifica la parte di un tutto. E' retto dalla preposizione di: ad esempio, due di noi; parecchi di voi; una parte della pubblico cominciò a borbottare; qualcuno degli allievi deve essere interrogato.
Quando è introdotto da un pronome indefinito risponde alla domanda: fra chi, fra che cosa? ed è introdotto anche dalla preposizione fra o tra: ad esempio, Qualcuno tra noi ha tradito; Pochi, fra gli allievi del corso, hanno superato l'esame.


6) Il complemento di qualità indica le qualità di una persona, di un animale o le proprietà di una cosa. E' formato solitamente da un sostantivo accompagnato da un attributo (?) ed è retto dalle preposizioni di e da. La preposizione di viene più usata per le qualità morali, mentre la preposizione da per quelle fisiche, anche se poi la distinzione non è rigida: un uomo di carattere forte; donna di un'astuzia incredibile; ragazza dagli occhi azzurri; una cosa di scarsa importanza; un vestito di qualità pregiata.
Talvolta si usano anche le preposizioni a e con: ad esempio, Ho acquistato una gonna a pantaloni; E' un giovane pistard con garretti d'acciaio.


7) il complemento di materia indica la materia di cui è fatta una cosa; risponde alla domanda: di che cosa? ed è retto dalla preposizione di (più corretta di in): ad esempio, statua di bronzo; anello d'oro; scarpe di cuoio; vaso di cristallo; veste di seta.
Nei primi due esempi il complemento corrisponde ad una funzione attributiva, potendosi dire semplicemente: statua bronzea, anello aureo.


8) Il complemento di argomento indica l'essere o la cosa di cui si parla; risponde alle domande: di chi? di che cosa? intorno a chi? o a che cosa?. E' retto dalle preposizioini di, su, circa, riguardo a, intorno a: ad esempio, parliamo di sport; un libro sulla storia antica; conferenza sulla crisi economica; le mie osservazioni circa il progetto di nuove costruzioni; discutere intorno all'arte moderna.


9) Il complemento di vantaggio e svantaggio indica per chi o per che cosa avviene un'azione. E' retto dalla preposizione per, o dalle locuzioni: in favore di, a sfavore di, nell'interesse di, a danno di, a profitto di, a svantaggio di e simili: ad esempio, mi sacrifico per la famiglia; lavoriamo nell'interesse dell'azienda; preghiamo per i defunti; hai parlato a danno di me; quel trattamento è dannoso per le colture; è un pericolo per l'incolumità personale; ho perorato la causa a favore di tuo zio; il fumo è nocivo per i polmoni.


10) Il complemento di abbondanza e privazione indica ciò di cui si è ricchi o si è privi. E' introdotto da verbi o aggettivi indicanti abbondanza o difetto (abbondare, eccedere, fornire, ricco, provvisto, colmo, ecc.; abbisognare, mancare, difettare, vuoto, privo, sprovvisto, ecc.). E' retto dalla preposizione di: ad esempio, sala piena di anziani, vite carica di grappoli, giovane ricco d'ingegno, la terra abbonda di acqua, nave carica di merci, botte piena di vino, uomo ricoperto di lodi; c'è povertà di risorse finanziarie, vi sono famiglie prive anche del necessario, i deboli sono bisognosi di conforto, fu spogliato dei suoi averi, è rimasto sprovvisto di denaro, parole vuote di senso.


11) Il complemento di limitazione delimita il campo entro il quale è valido un giudizio o va inteso un predicato. E' retto dalle preposizioni a, da, di, in, per e dalle locuzioni in fatto di, a giudizio di, rispetto a, a parere di, riguardo a, e simili: ad esempio, bravo in matematica, generoso a parole, cieco di un occhio, stare male a quattrini, sordo da un orecchio, indegno di perdono, degno di considerazione, lodevole per il suo impegno, a mio parere sei forbito nel linguaggio, riguardo alla forma il componimento è buono, quel giocatore è abile nel dribbling.


12) Il complemento di paragone indica il secondo termine di un confronto, nel quale il primo termine è rappresentato dalla persona o dalla cosa paragonata. Nell' esempio: Il diamante è più duro del vetro, il diamante costituisce il primo termine di paragone; mentre del vetro rappresenta il secondo termine.
Il complemento di paragone può essere di tre specie:
a) di maggioranza, in cui il complemento di comparazione è espresso da un aggettivo preceduto dall'avverbio più, e il secondo termine di paragone da un nome o da un aggettivo preceduto dalla preposizione di o dalla congiunzione che: ad esempio, Egli è più bravo di te; il libro che mi hai regalato è più bello che divertente.
b) di minoranza, in cui il complemento di comparazione è espresso da un aggettivo (?) preceduto dall'avverbio (?) meno; e il secondo termine di paragone da un nome o da un aggettivo preceduto dalla preposizione di o dalla congiunzione (?) che: ad esempio, Il mio libro è meno bello del tuo.
c) di uguaglianza, in cui il complemento di comparazione è espresso da un aggettivo preceduto da tanto, così, non meno e simili; e il secondo termine di paragone da un nome o da un aggettivo preceduto dalla preposizione di o dalla congiunzione che o dagli avverbi come, quanto: ad esempio, Tu sei tanto studioso quanto intelligente. Tu sei non meno studioso di Carlo.

Si noti che, in linea di massima, la preposizione di si usa davanti a nomi (?) ("Egli è più bravo di suo fratello"), mentre la congiunzione che davanti ad aggettivi ("Egli è meno buono che forte").


13) Il complemento di età specifica l'età di un essere, di una cosa. E' costituito dal nome anno (e, nelle determinazioni più particolareggiate, anche dai nomi giorni, mesi, settimane), preceduto dal numerale e introdotto dalle preposizioni a e di: ad esempio, Dante morì a cinquantasei anni; Fausto si sposò a ventinove anni; Scrisse il primo libro a trent'anni; Gli elefanti raggiungono spesso l'età di centottant'anni; E' un bimbo di nove mesi e dieci giorni.
Si usano pure le locuzioni all'età di, in età di: ad esempio, Carlo iniziò a suonare il pianoforte all'età di quattro anni; E' una ragazza in età di ventidue anni.
Quando l'età è solo approssimativa si usano le preposizioni (?) su oppure circa, all'incirca o verso, talora anche posposti: ad esempio, Una signora sulla quarantina; Avrà avuto circa novant'anni; Un giovane diventa maturo verso i trent'anni.


14) Il complemento di allontanamento o separazione indica la separazione oppure la lontananza da una determinata persona o cosa (anche moralmente).
Dipende da verbi, avverbi o aggettivi indicanti separazione, allontanamento, divisione e simili; è retto dalla preposizione da: ad esempio, Mi allontanai dalla famiglia; Ti separasti dai tuoi cari; Fu distolto dal suo lavoro; Furono liberati dalla prigionia; Le mie opinioni sono discordanti dalle tue; Aristide fu bandito dalla patria.


15) Il complemento di unione indica una cosa a cui è unita un'altra. Si differenzia dal complemento di compagnia per il fatto che il nome che costituisce il complemento indica una cosa e non una persona. E' retto dalla preposizione con; risponde alla domanda: con che cosa? insieme con quale cosa?: ad esempio, Ho mangiato il pane con la marmellata; Ha mischiato il vino con l'acqua; Oggi si mangia la minestra con i fagioli; Sono uscito con pochi soldi.
Attenzione a non confonderlo con il complemento di mezzo: ad esempio, Sono uscito con pochi soldi (complemento di unione); L'ho comprato con pochi soldi (complemento di mezzo).



I COMPLEMENTI CIRCOSTANZIALI



I complementi circostanziali indicano una circostanza, un particolare dell'azione espressa dal verbo e, come tali, sono un ampliamento del contenuto globale della frase.
I più comuni complementi circostanziali sono quelli che indicano il luogo, il tempo, la compagnia, la causa, il fine, il mezzo, il modo, la quantità.


1) Il complemento di luogo indica in che circostanza di luogo avviene un'azione.
Distinguiamo quattro tipi fondamentali di complementi di luogo:
  • Il complemento di stato in luogo indica ove si trovi il soggetto e si compia l'azione. Dipende normalmente da verbi o sostantivi di quiete come vivere, stare, abitare, trovarsi, dimorare, rimanere; sede, domicilio, dimora, soggiorno, sosta, ecc. E' retto dalla preposizione in, e anche dalla preposizione a con i nomi di città e di piccola isola: ad esempio, Vivo a Roma; Noi abitiamo in città; Ha sede in Toscana; La Francia è in Europa; Ci fermiamo ad Ischia; La mamma è a letto; Ti ho visto a teatro.
    Pure usate sono le preposizioni su, sopra, sotto, dentro, davanti, presso: ad esempio, C'è un libro sul tavolo; E' seduto davanti a me; Si era nascosto sotto il letto; Il gatto riposava sotto l'albero; Enzo stava dentro casa.
    Abbiamo anche complementi di stato in luogo in senso figurato: ad esempio, Ho una pena nel cuore; Mi frullano strane idee nel cervello; Vive nella fiducia del prossimo.
    Il cosiddetto complemento di moto circoscritto si considera affine allo stato in luogo, in quanto l'azione si svolge nel luogo in cui si trova il soggetto: ad esempio, Fido si muove nel canile; I ragazzi nuotano nella piscina.
  • Il complemento di moto a luogo dipende da un verbo di movimento e indica ove sia diretto il soggetto o il luogo cui tenda un'azione. E' retto dalle preposizioni a, da, su, per, sotto, verso e simili: ad esempio, Vado a Parigi; La nave giunse in porto; Verrà da te; Torno in paese; Salì sul tetto; L'attaccante si diresse veloce verso la porta; Partì per l'America; Andò a ripararsi sotto il balcone.
    In certi casi il complemento di moto a luogo è espresso da un sostantivo indicante persona o da un pronome personale (?). In tal caso, è spesso retto dalla preposizione da: ad esempio, Vado dalla mamma; Gli alunni andarono dal maestro; Domani verrò da te.
    Vi sono anche forme figurate di complemento di moto a luogo: ad esempio, E' andato a finire nelle mani di un imbroglione; La maledizione è caduta sulla nostra casa; E' precipitato nella più nera disperazione; L'ha mandato a quel paese.
  • Il complemento di moto da luogo indica il luogo da cui si proviene. E' introdotto da verbi che esprimono l'idea di moto da luogo o da sostantivi come fuga, ritorno, esilio, arrivo, e simili. E' retto dalle preposizioni di, da: ad esempio, Esco di casa; Vengo dalla scuola; Torno da Londra; Ritornavano dalla campagna; Dante fu esiliato da Firenze.
    Molto comune è l'uso figurato del moto da luogo: ad esempio, Mi è uscito dalla memoria; Se ne è andato dalla famiglia; Si è separato dalla moglie; E' uscito dal partito; Carlo si è allontanato dalla religione; Finalmente mi sono liberato di un peso.
    Quando è chiara l'idea dell'allontanarsi o del separarsi da una persona o da una cosa, si può parlare anche di complemento di allontanamento o separazione.
    Affine al moto da luogo è anche il complemento di origine o provenienza, come si può ben osservare nei seguenti esempi: Quell'immigrato proviene dalla Tunisia; Luigi è di Bari; Quei vetri vengono da Murano; Ti è arrivato un regalo da tuo figlio.
  • Il complemento di moto per luogo indica il luogo attraverso il quale si passa. E' introdotto dai verbi che esprimono moto, passaggio o da sostantivi come venuta, passaggio, fuga, transito. E' retto dalle preposizioni per, attraverso, e simili: ad esempio, Fuggì attraverso i campi; Passarono per una stretta via; Il ladro sgattaiolò in mezzo alla folla; Transitava per la via maestra; Annibalè attraversò le Alpi col suo esercito.
    Anche per questo complemento si hanno usi figurati: ad esempio, Attraverso lo studio si arriva alla scienza; Mi è passata un'idea per la mente; Nella vita ho attraversato un mare di guai.
Nella distinzione dei vari complementi di luogo, occorre sempre badare al senso più che alla struttura sintattica, la quale spesso può trarre in inganno. Ad esempio, nella frase Lo incontrai per la strada (cioè, nella strada), indica una circostanza di stato in luogo e non di moto per luogo, come potrebbe far credere la preposizione per.


2) Il complemento di tempo indica in quali circostanze temporali avviene l'azione espressa dal verbo.
Si distinguono due tipi fondamentali di complemento di tempo:
  • Il complemento di tempo determinato che indica il tempo preciso in cui è avvenuta, avviene o avverrà un'azione; esso risponde alla domanda: Quando? E' costituito da un sostantivo preceduto dalle preposizioni o locuzioni a, in, di, su, verso, circa, durante, intorno a: ad esempio, Andrò a casa a mezzogiorno; Verranno alle sei di pomeriggio; Lavoro di notte; Ci rivedremo in estate; Andremo a cena verso le otto; Durante la guerra molte città vennero bombardate; Erano circa le sette quando lo salutai; In primavera la natura rinasce; Ci incontrammo sul far dell'alba.
  • Il complemento di tempo continuato indica "quanto" tempo dura l'azione espressa dal predicato; risponde alle domande: da quanto tempo? per quanto tempo? Può essere costituito da un avverbio o da un nome preceduto dalla preposizione per o da durante, circa, su, intorno, verso: ad esempio, Lo ascoltai a lungo; Ti ringrazierò eternamente; Visse lo spazio di un mattino; Pregammo per venti minuti; Ci aspettò per tutta la mattinata; La nonna visse novant'anni; Staremo qui fino a martedì; Mio padre lavorò in fabbrica per cinquant'anni; Resistemmo per circa un mese.

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3) Il complemento di compagnia o unione indica l'essere animato con il quale ci si accompagna; è retto dalla preposizione con o dalle locuzioni insieme con, assieme con, in compagnia di: ad esempio, Vivo con mio padre; Verrò a trovarti insieme con mia moglie; E' uscito in compagnia del suo cane.
Se invece di un essere animato si tratta di una cosa, il complemento si dice di unione: ad esempio, Va a scuola con la cartella sulle spalle; Mio nonno è uscito col cappello.
Affine al complemento di compagnia è il cosiddetto complemento di relazione, che indica rapporti fra le persone: ad esempio, Giuseppe ha buoni rapporti con gli amici; Sono molto amico con Luca; L'Italia era in guerra con l'Austria.
Anche con i complementi di mezzo e di modo la differenza è minima. Ad esempio, nella frase L'allenatore entrò nel campo di gioco con la sua squadra, con la sua squadra può indicare mezzo e compagnia; così nella frase E' arrivato con una borsa tutta rovinata, quel con una borsa tutta rovinata può essere complemento di modo (= in che modo?) o di unione (= con che cosa?). L' interpretazione è comunque soggettiva e va affidata alla comprensione del contesto in cui si trovano tali frasi. Opposti al complemento di compagnia sono i complementi di esclusione e di sostituzione: ad esempio, C'erano tutti tranne Fulvio; Comprò una rivista al posto di un giornale; Si salvarono tutti, eccetto Marco.


4) Il complemento di causa indica il motivo, la causa per cui si fa o avviene un'azione; risponde alla domanda: perché? per qual motivo? E' retto dalle preposizioni a, da, di, per o dalle locuzioni a causa di, a modo di, per motivi di, e simili: ad esempio, Si tremava dal freddo o a motivo del freddo; Si soffre per il troppo caldo; Non sono uscito per la pioggia; Non sono andato a scuola per motivi di salute; Impallidì a quella vista; Ha dato le dimissioni per motivi personali.
Se la causa è espressa da una proposizione, questa si chiama proposizione causale: ad esempio, Non parto perché piove; Non vengo perché sono stanco.


5) Il complemento di fine o scopo indica il fine per cui si compie l'azione, oppure la destinazione di un oggetto; risponde alle domande: a qual fine? per quale scopo? E' retto dalle preposizioni a, da, per, in, che precedono il sostantivo indicante lo scopo, oppure dalle locuzioni a fine di, essere di, dare in, lasciare in, riuscire di: ad esempio, Fu alzato un muro a difesa della città; I genitori lavorano per l'avvenire dei figli; Mi lasciò una foto per ricordo; E' entrato nella sala da pranzo; Sul tavolo c'è un vino da pasto.
Per non confondere il complemento di fine con quello di causa, basta osservare che la causa è l'origine di un fatto, il punto di partenza; mentre il fine è la meta, lo scopo, il punto di arrivo. Se dico: Mi sono rovinato per i cattivi affari, i cattivi affari sono all'origine della mia rovina e ne sono stati la causa. Ma se dico: Dovetti partire per affari, per affari costituisce lo scopo, il fine per cui dovetti partire.
Una forma speciale del complemento di fine è quella di un sostantivo preceduto dalla preposizione da e unito ad altro nome per indicare a quale uso è destinata una cosa: ad esempio, sala da ballo, camera da letto, carta da lettere. Se il fine o lo scopo è espresso da una proposizione, questa si chiama proposizione finale: ad esempio, Sono venuto per trattare un affare; Noi lavoriamo per vivere..


6) Il complemento di mezzo o strumento indica il mezzo o lo strumento con cui si compie l'azione espressa dal predicato; risponde alla domanda: per mezzo di chi o di che cosa? E' retto dalle preposizioni con, per, di, a, in, mediante o dalle locuzioni per mezzo di, per opera di: ad esempio, Il cane fu colpito con un bastone; Ci parlammo per telefono; Sollevarono mediante la gru il pesante carico; Si mise in contatto con noi tramite un amico; Per opera di tuo fratello ho salvato la barca; Partimmo tutti in macchina.
Si ha specificatamente il complemento di mezzo quando la parola esprime persona o cosa, per opera della quale si compie l'azione; quando invece la parola indica un oggetto o uno strumento, si ha il complemento di strumento: ad esempio, Ha scritto con la penna; Ho demolito il muretto col piccone; S'è fatto la barba col rasoio; Sta lavorando con la vanga.
Si noti inoltre che le espressioni a mano, a vela, a benzina, a vento, a motore e simili, benché abbiano assunto un valore avverbiale, indicano propriamente complementi di mezzo.
Se il mezzo o lo strumento è indicato da una proposizione, questa si chiama proposizione strumentale (?): ad esempio, dormendo le forze si ritemprano; Con il viaggiare si accresce la cultura.


7) Il complemento di modo o maniera indica il modo in cui si realizza una circostana; risponde alle domande: come? in che modo? in che maniera? E' retto dalle preposizioni con, a, di, da, in, per: ad esempio, Giulio mangia con appetito; Me lo disse in segreto; La mamma rimase di stucco; Gino andava di corsa; Puoi presentarti a fronte alta; Mio cugino fa una vita da principe.
Questo complemento può essere espresso anche:
a) da un avverbio o locuzione avverbiale di maniera: ad esempio, Rispose molto cordialmente; Se ne andava lemme lemme; Sergio correva velocemente;
b) da un nome preceduto da come, a modo di, a guisa di, alla maniera di: ad esempio, Correva come una lepre; Vestiva alla maniera di un inglese; Procedeva a modo di tartaruga; Loris portava un cappello a guisa di bombetta;
c) da un gerundio: ad esempio, Camminava saltellando; Raccontò l'accaduto balbettando.

Molto spesso il complementio di modo è costituito da un'espressione complessa: ad esempio, Passeggiava con le mani in tasca; Rispose con un gesto di stizza.

La differenza tra questo complemento e quello di mezzo è spesso minima, tanto che espressioni come a piedi, in treno, con la violenza valgono per entrambi; pertanto, solo esaminando il contesto si potrà capire la vera natura di tali complementi.
Così, per capire la differenza tra il complemento di modo e quello di qualità, basta notare che il primo esprime una funzione verbale, perché si appoggia al predicato (?); mentre il secondo è invece una funzione nominale, in quanto arricchisce un nome: ad esempio, Un uomo, con lo sguardo benevolo, si presentò al curato; Un uomo, con lo sguardo benevolo, si avvicinò al curato. Nel primo esempio la punteggiatura accentua il distacco tra il soggetto e il complemento, che si riferisce al predicato, determinandolo (complemento di modo); nel secondo esempio, invece, la specificazione con lo sguardo benevolo è in funzione del nome, che ne risulta determinato (complemento di qualità).


8) Il complemento di quantità indica, in senso generale, una quantità: ad esempio, Mio figlio è cresciuto troppo; Queste scarpe costano molto; Quella buca è assai profonda; Si allontanò di qualche passo; Somministrare il medicinale a piccole dosi.


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I COMPLEMENTI GIUDICATIVI



Particolari complementi indiretti non circostanziali sono i cosiddetti complementi giudicativi. Essi sono:
  • il complemento di colpa che indica la colpa o il delitto di cui uno è accusato; risponde alle domande: di che cosa? per che cosa? E' introdotto da verbi, nomi o aggettivi che indicano accusa o colpa. E' costituito da un sostantivo preceduto dalle preposizioni per o di: ad esempio, Fu accusato di furto; I militari saranno processati per tradimento; I nazisti si macchiarono di orrendi crimini; Socrate fu processato per corruzione; Fu dichiarato colpevole di omicidio volontario; Egli fu tacciato di menzogna;
  • il complemento di pena che indica un giudizio di condanna; risponde alle domande: a che cosa? con che cosa? E' formato da un sostantivo retto dalle preposizioni a, in, per ed è introdotto da verbi che contengono l'idea di condanna, punizione e simili: ad esempio, Socrate fu condannato a morte; L'omicida fu condannato all'ergastolo; Durante il fascismo molti oppositori vennero condannati al confino; Fu multato di cinquecento euro.


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