GUIDA GRAMMATICA ITALIANA


LE FIGURE GRAMMATICALI

Le figure grammaticali (o sintattiche) sono dei modi di dire che si discostano dai costrutti regolari e che gli scrittori usano per dare vivacità e colorito alla loro prosa.
Mentre le figure retoriche riguardano in modo particolare lo stile o, come si dice, la retorica del discorso, le figure grammaticali riguardano più semplicemente la grammatica e la sintassi; sono dunque delle irregolarità volute di proposito dagli scrittori.

Le principali figure grammaticali sono:

  • L'anacoluto è una vera e propria sgrammaticatura che consiste nel cominciare un periodo in un modo e finirlo diversamente, cambiando soggetto o introducendo un soggetto che resta poi senza verbo. Un caso insigne è il verso del Leopardi: "Nostra vita a che val? solo a spregiarla". Qui il soggetto e l'oggetto formano un tutt'uno: La nostra vita vale solo a spregiare la nostra vita.
    Altri esempi illustri li troviamo nel Manzoni: "Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro"; e ancora: "Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto".
  • L'asindeto consiste nel coordinare vari elementi di una proposizione (?) o varie proposizioni tra loro senza alcuna congiunzione (?), ma per mezzo di virgole (?), e ciò per conferire maggiore speditezza all'enumerazione: ad esempio, Vidi carri, cannoni, cavalli, soldati, armi, tutto in scompiglio.
    Oggi è frequente anche il caso di una enumerazione senza neppure la virgola: ad esempio, Sul campo di battaglia si vedevano cadaveri rottami automezzi fuochi fumo.
  • L'ellissi consiste nell'omettere qualche parte del discorso, che si può facilmente sottintendere: ad esempio, Lo dissi alla moglie (manca il soggetto: io); Ed io a lui (manca il predicato: dissi); Gliene diedi tante (manca un nome: bòtte).
    La proposizione mancante del soggetto si dice ellittica del soggettto, quella senza predicato ellittica del predicato.
  • L'enallage consiste nell'usare una parte del discorso diversa da quella che si dovrebbe regolarmente adoperare: ad esempio, Ogni colpo è morte (si usa un nome per significare l'aggettivo "mortale"); Ammiriamo il bello (si usa un aggettivo per significare il nome "bellezza"); Parla chiaro (si usa l'aggettivo per signifcare l'avverbio "chiaramente"); Poco mancò che non rimasi ferito (si usa il verbo al modo indicativo per esprimere il congiuntivo "rimanessi").
  • L'iperbato consiste nell'invertire esageratamente la costruzione, per dare maggiore evidenza ad una parte del discorso rispetto all'altra. Per certi aspetti, l'iperbato può assumere la forma dell'anacoluto, dell'ipallage, o dell'anastrofe: ad esempio, "O belle agli occhi miei tende latine" (Tasso); "Tu dell'inutil vita,/ estremo unico fior" (Carducci); "mille di fiori al ciel mandano incensi" (Foscolo). L'iperbato è usato soprattutto in poesia.
  • Il pleonasmo consiste nell'usare una o più parole, non necessarie dal punto di vista grammaticale o concettuale, per dare maggior colore e risalto all'espressione. E' molto frequente nell'uso familiare e parlato; esso si può trovare anche nella lingua letteraria e non implica di per sé una violazione di regole grammaticali: ad esempio, A me mi piace; E che m'importa, a me? Scendi giù o sali su.
  • Il polisindeto consiste nell'adoperare la congiunzione dinanzi ad ogni elemento, frase o semplice parola che si vuole coordinare. Si usa per dare meglio l'impressione della gran quantità di cose enumerate o del loro immediato susseguirsi: ad esempio, "E mangia e beve e dorme e veste panni" (Dante); "si spandea lungo ne' campi di falangi un tumulto e un suon di tube, e un incalzar di cavalli accorrenti scalpitanti su gli elmi a' moribondi, e pianto, ed inni, e delle Parche, il canto." (Foscolo).
  • La sillèssi o sillèpsi (detta anche costruzione a senso) consiste nel non accordare nel numero il verbo (?) con il suo soggetto (?): ad esempio, La gente dicevano; "gente di molto valore conobbi che in quel limbo eran sospesi" (Dante). Antiquata è la sillessi di relazione, in cui si accorda un verbo o un pronome con una parola non compresa nel discorso, ma facilmente deducibile: ad esempio, Non giocate, nel quale l'animo conviene che si turbi (nel quale si riferisce a gioco che è indicato solo con il verbo: giocate).
  • Lo zeugma consiste nel far dipendere da un unico predicato (?) due complementi (?) o due costrutti diversi, uno solo dei quali si adatta a quel predicato, come nel noto verso dantesco: "Parlare e lagrimar vedraimi insieme" (Inferno XXXIII, 9), dove vedrai si adatta solo a lagrimar, e non a parlare.