RIPASSIAMO L'ITALIANO - GUIDA PRATICA ALLA GRAMMATICA ITALIANA

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LA PROPOSIZIONE E I SUOI ELEMENTI



La proposizione (o frase) è l'espressione di una unità di senso compiuto, determinata sia rispetto alla modalità che rispetto al tempo.
Gli elementi essenziali di ogni proposizione sono:
1) il soggetto, cioè la persona o la cosa (concreta o astratta) di cui si parla;
2) il predicato, che esprime l'azione, lo stato, la qualità o l'esistenza del soggetto e che è costituito da un verbo (?).
Nella proposizione il bimbo piange il soggetto è il bimbo, mentre il predicato è piange.

Il soggetto - Il soggetto di una proposizione può essere rappresentato da un nome o da una qualunque parte del discorso usata come nome, o anche da un'intera proposizione: ad esempio, Il cane abbaia. Egli studia. Il bello piace. Lavorare stanca. Il troppo stroppia. Ahimé esprime dolore. Dire la verità giova a tutti. Nella prima proposizione, il soggetto è un nome; nella seconda, un pronome; nella terza, un aggettivo sostantivato; nella quarta, un verbo sostantivato; nella quinta, un avverbio sostantivato; nella sesta, un'interiezione sostantivata; nella settima, un'intera proposizione.
Il soggetto può essere unico (Giuseppe lavora), oppure multiplo (Mario e Ada si sposano).
Può inoltre essere espresso, come negli esempi sopra riportati; o invece sottinteso: arriverò (sottinteso io) domani. In questo caso la proposizione si dice ellittica del soggetto (?). Di solito il soggetto non si esprime nell'imperativo (state zitti), con i verbi impersonali (piove) ed in certe locuzioni (e così sia).
Infine, nel caso del partitivo, il soggetto è introdotto dai partitivi (?) di, dei, dello, ecc., ma non va confuso con il complemento di specificazione (?) o altri complementi (?): ad esempio, Degli (cioè "alcuni") amici ci vennero incontro; C'è del (cioè, "un po'di") vino nel bicchiere.

Di regola il soggetto precede sempre il predicato. Tuttavia si pospone al predicato e talora, nei tempoi composti, si pone tra l'ausiliare (?) e il participio (?) quando ricorra uno dei seguenti casi:
  • all'inizio di una narrazione, specie quando il predicato sia il verbo essere, ma anche con altri verbi: ad esempio, Visse in quel tempo un principe, ecc. Fu in Orléans una fanciulla...;
  • nelle proposizioni incidentali (?), quando il predicato è espresso da un verbo che significhi dire, parlare, esclamare e simili: ad esempio, Figliuol mio, disse il maestro cortese,
  • quando si voglia dare maggior risalto al soggetto. Ad esempio, Mi paiono tutti matti costoro;
  • nelle interrogazioni dirette (?): ad esempio, Hai tu capito? Che pretendete voi?;
  • quando il predicato sia rappresentato da un infinito (?), o da un participio assoluto (?), o da un gerundio assoluto (?): ad esempio, non credevo esser io da tanto; sbagliando noi, imperante Augusto, partiti voi;
  • nelle esclamazioni: Bel destino è il mio!
Il predicato - Il predicato può essere di due specie:
a) predicato verbale, è quello costituito da un verbo: Io lavoro; Tu giochi; I soldati marciano; Le rose sono sbocciate. I predicati di queste quattro proposizioni sono i verbi lavoro, giochi, marciano, sono sbocciate.
b) predicato nominale, formato da una voce del verbo "essere" detta copula (?), o di un altro verbo copulativo e da un nome o aggettivo: ad esempio, Gli amici sono fedeli; Il leone è un animale. Nel primo esempio il predicato è formato dal verbo "essere" e da un aggettivo, fedeli; nel secondo, dal verbo "essere" e da un nome, un animale.

Attenzione a non confondere i due predicati (?). Perché il verbo essere non sempre è copula, potendo anche:
a) costituire l'ausiliare di un verbo, in un tempo composto (?); per cui esso non forma un predicato nominale, ma bensì verbale: ad esempio, il treno è partito; la casa fu demolita;
b) avere il significato di esistere, stare, appartenere e simili; anche in questo caso si tratta di predicato verbale: ad esempio, io sono (= esisto); egli è (= sta) in casa; l'auto è (= appartiene a) di mio padre.

Inoltre vi sono altri verbi che possono svolgere la funzione di copula che e si dividono in tre gruppi:
1) essere, parere, sembrare; stare, restare, rimanere;
2) divenire, diventare, riuscire, risultare, tornare, apparire, trasparire, andare e simili;
3) verbi effettivi (esser fatto, esser ridotto, esser reso); elettivi (essere eletto, proclamato, dichiarato); estimativi (essere stimato, giudicato, creduto); appellativi (essere chiamato, nominato, detto, appellato) al passivo.

Il predicato nominale, quando la copula è costituita - invece che dal verbo essere - da un verbo copulativo, prende il nome di complemento predicativo del soggetto: ad esempio, Egli fu proclamato campione; Voi siete eletti consiglieri.

Anche il predicato può essere unico: ad esempio, Carlo è bravo; oppure multiplo: ad esempio, Carlo è bravo e studioso; espresso o sottinteso: ad esempio, Chi è il primo della classe? Paolo (viene sottinteso è il primo della classe).
Una proposizione in cui è sottinteso il predicato si chiama proposizione ellittica nel predicato.



Concordanze

Il predicato verbale concorda nel numero e nella persona con il soggetto: ad esempio, Io leggo; Noi leggiamo; Tu lavori; Voi lavorate; Egli gioca; Essi giocano.
Se i soggetti sono più di uno e tutti di numero singolare, il predicato si mette al plurale: ad esempio, il pane e la pasta primeggiano tra gli alimenti.
Tuttavia, il predicato può stare anche al singolare:
a) se i soggetti sono cose e vengono considerate come sinonimi e come un tutt'uno, e specialmente se i vari soggetti possono essere riassunti dal pronome tutto: ad esempio, Il rumore e il tumulto era grande. Il giardino, l'orto, il prato, tutto era fiorito;
b) se i soggetti sono considerati separati per effetto della congiunzione disgiuntiva (?) o, né: ad esempio, Quale orgoglio o pregiudizio può fermarti? Né il lavoro né il digiuno potè fiaccare la sua tempra;
c) se i due soggetti sono uniti dalla preposizione con: ad esempio, Il professore con i suoi allievi andò in gita premio.

Se in una proposizione vi sono più soggetti, alcuni dei quali espressi dai pronomi personali (?), il predicato verbale deve avere la prima persona plurale se c'è un soggetto di prima persona, la seconda plurale se c'è un soggetto di seconda persona: ad esempio, Tu ed io frequentiamo la stessa scuola; Io e lui lavoriamo in fabbrica; Tu e lui verrete a cena con me.

Se il predicato verbale è rappresentato da un tempo composto dei verbi riflessivi (?), pronominali o intransitivi che hanno l'ausiliare essere, o da un qualunque tempo di un verbo passivo, il participio di questi verbi concorda col soggetto anche nel genere: ad esempio, Giulio si è svegliato, Carla si è svegliata; i fiori erano appassiti, le dalie erano appassite.
Invece, nei tempi composti con l'ausiliare avere, il participio non concorda né nel genere né nel numero: ad esempio, Giulio ha studiato, Carla ha studiato; gli operai hanno scioperato, le operaie hanno scioperato.


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ALTRI ELEMENTI DELLA FRASE: L' ATTRIBUTO



La proposizione formata da un solo soggetto e da un solo predicato si dice semplice; quella formata da più soggetti o da più predicati si suole chiamare composta. Se - oltre al soggetto e al predicato - la proposizione ha anche altri elementi, si chiama complessa.

Gli elementi che possono essere presenti in una proposizione, oltre al soggetto e al predicato, sono:
1) l'attributo o complemento attributivo;
2) l'apposizione o complemento appositivo;
3) i complementi (clicca qui per andare alla relativa pagina).


L'attributo è un aggettivo che si unisce ad un sostantivo per determinarlo meglio o per qualificarlo.
Può riferirsi al soggetto, al predicato o ad un complemento. Secondo i casi, avremo quindi l'attributo del soggetto, l'attributo del predicato nominale, l'attributo di un complemento.

Per la sua funzione, l'attributo può essere:
a) accessorio, quando la sua mancanza non modifica il significato fondamentale della frase: ad esempio, Ho mangiato una bella pera;
b) necessario e limitativo, quando è indispensabile perché restringe e precisa il significato esteso del sostantivo: Gli alunni studiosi saranno promossi, cioè non tutti gli alunni saranno promossi, ma solo quelli studiosi.

L'attributo concorda col sostantivo a cui si riferisce nel genere e nel numero: la rosa gialla; il pane fresco; occhi e capelli castani.
Quando i sostantivi sono più d'uno, di genere uguale e tutti singolari, l'attributo può essere singolare o plurale: poesia e arte graca (o greche).
Se i sostantivi sono di genere diverso e tutti singolari, l'attributo va al maschile plurale o concorda col sostantivo più vicino: il pane e la bistecca saporosi (o saporosa). Prevale il plurale quando i sostantivi sono di numero diverso e il genere è quello del sostantivo più vicino; ma è sempre maschile plurale se riferito a persone: impiegati e impiegate fannulloni.

Se il sostantivo è plurale e gli attributi sono più d'uno, essi si mettono al plurale quando si riferiscono all'intera idea espressa dal sostantivo: ad esempio, le abitazioni vecchie e nuove. Gli attributi vanno invece al singolare quando ciascuno di essi si riferisce a una specie distinta contenuta in quel sostantivo: ad esempio, I vocabolari italiano, francese, tedesco. I colori dela bandiera italiana, rosso, bianco e verde.

Quando l'attributo precede i sostantivi, concorda col nome più vicino: le più belle riviste e giornali.

Per quanto attiene alla collocazione, l'attributo può precedere oppure seguire il sostantivo. Di solito lo precede quando esprime una qualità connaturata e costante (per esempio: l'azzurro mare, il biondo Tevere), o ha valore rafforzativo (fu un vero amico, è un grande fannullone); l'attributo segue quando limita il significato del sostantivo ed è perciò indispensabile (il popolo francese, le case popolari, un vaso cinese).
In alcuni casi, esso può avere anche un posizione incidentale: gli sposi, felici e contenti, partirono; oppure può trovarsi a qualche distanza dal sostantivo: il libro che il ragazzo aveva letto, utile e dilettevole, era nella biblioteca di casa.
All'infuori di questi casi, la collocazione dell'attributo è libera e determinata da ragioni stilistiche. Talora, la differente posizione può variare il significato della frase: dire un buon uomo è diverso dal dire un uomo buono. Se gli attributi sono più d'uno, possono essere disgiunti: Il ragazzo aveva una folta capigliatura nera.



ALTRI ELEMENTI DELLA FRASE: L' APPOSIZIONE



L'apposizione è un sostantivo che si aggiunge ad un altro per determinarlo e per attribuirgli una proprietà particolare.
A differenza dell'attributo, che può essere necessario o accessorio, l'apposizione ha sempre una funzione accessoria. Può riferirsi al soggetto (La regina Elisabetta regnò virilmente) o ad un complemento (?) (Boccaccio scrisse il Decamerone, un libro di racconti).
L'apposizione può precedere il termine a cui si riferisce (per esempio: Il poeta Virgilio scrisse l'Eneide) oppure seguirlo (per esempio: Virgilio, il poeta, scrisse l'Eneide), ed è spesso capace di ulteriori determinazioni, ponendosi tra due virgole, quasi in posizione incidentale (per esempio: Garibaldi, il condottiero dei Mille, liberò la Sicilia).
L'apposizione può anche essere rappresentata da un aggettivo sostantivato (?) che indica un soprannome (Scipione l'Africano; Ivan il terribile), un patronimico (il Pelide Achille; l'Alcide Ercole), o il luogo di origine (il pesarese Rossini; il fiorentino Donatello).

Vi sono casi in cui l'apposizione può dar luogo ad equivoco:
a) quando è preceduta dalla preposizione (?) da o dalla congiunzione come: ad esempio, Caligola, da imperatore, o come imperatore, ecc.
b) quando è formata dalle parole città, isola, lago, mese, nome, titolo e seguita dalla preposizione di, che è puramente pleonastica: ad esempio, la città di Firenze, l'isola di Capri, il lago di Como, il mese di marzo, il nome di Maria, il titolo di conte, di dottore, ecc., dove città, isola, lago, mese, nome, titolo sono vere e proprie apposizioni; infatti, si possono ridurre alla forma più semplice e chiara: Firenze, la città; Capri, l'isola; Como, il lago; marzo, il mese; il nome Maria; il titolo conte, il titolo dottore;
c) quando l'apposizione è preceduta da quel, quello, quella, questo, questa e seguita dalla preposizione di, anch'essa pleonastica: ad esempio quel monello di Pierino; quel birbante di mio figlio; quel seccatore di Giulio, e simili; tutte determinazioni appositive che si possono ridurre alla maniera più semplice: Pierino, un monello; mio figlio, una birbante; Giulio, un seccatore.

L'apposizione concorda nel genere e nel numero col nome che determina, se essa è un nome che abbia i due generi, maschile e femminile: ad esempio, (la regina Elisabetta, il re Baldovino); altrimenti, può anche non esservi alcuna concordanza (l'esercito, difesa della patria; la rosa simbolo di bellezza).
Quando l'apposizione è un aggettivo sostantivato (?), concorda con il nome come l'attributo: ad esempio, Lorenzo il Magnifico, Venezia la Serenissima.
L'apposizione si dice:
a) semplice, se è formata da una sola parola (Tarquinio il Superbo; Santo Stefano martire);
b) composta, se formata da due o più parole (Gabriele D'Annunzio, poeta e soldato);
c) complessa, se è formata da un'espressione comprendente più elementi (Bologna, la città madre del diritto; Il Boccaccio, antico e famoso narratore).


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